domenica 30 dicembre 2007

Ciao Phil


Un'altra tragedia scuote il mondo del calcio. Il capitano della squadra scozzese del Motherwell, Phil O'Donnell, è deceduto a causa di un malore accusato sul campo durante la sfida di campionato con il Dundee United.

Il conto dei morti nel calcio dei soli ultimi quattro mesi è salito a sei.
Un numero che mette i brividi e che chiama il mondo del calcio a un'attenta riflessione.
Solo una settimana fa si è spento l'arbitro minorenne Lorenzo Modena, mentre dirigeva una partita di Giovanissimi nel Veneto. Prima di lui, un brasiliano del Bahia Cleber, l'ecuadoregno Jairo Andres Nazareno, lo zambiano Chaswe Nsofwa e lo spagnolo del Siviglia Antonio Puerta.
Una lista che si fa fatica a scorrere trattenendo l'indignazione e lo sconforto. Ormai la morte nel calcio sembra diventato qualcosa da attendere con fatalismo mal celato. I conti non possono che 'perdonare' un atteggiamento che non dovrebbe mai far parte di un mondo in cui si gioca a pallone e nulla più. Eppure, negli ultimi quattro mesi sono ben sei i protagonisti del calcio ad essere morti in seguito a malori accusati sul campo, durante una partita. L'ultimo in ordine di tempo è il capitano del Motherwell, Phil O'Donnell, spentosi in ospedale dopo essersi accasciato vittima di un malore non ancora specificato. Stava uscendo, perché aveva chiesto il cambio, ma non è riuscito a raggiungere gli spogliatoi. Trentacinque anni, una moglie e quattro figli lasciati nel dolore e nello sconcerto.
Prima di lui, appena una settimana fa, era toccato a Lorenzo Modena. La passione per il pallone l'aveva portato a scegliere di arbitrare le gare dei Giovanissimi nella sua regione, il Veneto. Proprio durante una sua direzione, non ancora maggiorenne (avrebbe compiuto 18 anni il 22 gennaio), è stato colto da un arresto cardiaco che lo ha stroncato. Il 20 dicembre è stata la volta del 31enne centrocampista del Bahia Cleber, squadra neo-promossa nella serie B brasiliana, morto dopo due mesi di coma in ospedale. Il 22 ottobre, mentre era in campo contro l'Abc Natal, un ictus cerebrale l'aveva sorpreso e costretto al ricovero nel nosocomio di Salvador. Il primo settembre fu il turno di Jairo Andres Nazareno, 21 anni appena. Giocava nella terza divisione dell'Ecuador e anche lui se n'è andato durante il match che il 'suo' Chimborazo stava giocando contro la Liga Politecnica. Il dolore al petto lo invita a fermarsi, ma al momento del ricovero precauziuonale sviene e muore in seguito a gravi convulsioni leagte al problema al cuore. Il 29 agosto muore Chaswe Nsofwa, giocatore zambiano dell'Hapoel Beersheva, squadra della seconda divisione del campionato israeliano. Stavolta succede durante una partita infrasettimanale, senza i crismi dell'ufficialità. La vittima aveva 27 anni. Il giorno prima se n'era andato Antonio Puerta, lo shock più grande della serie, se non altro per la giovane età e la cassa di risonanza avuta a causa della sua militanza nel Siviglia. Dopo tre giorni di agonia, si è spento all'ospedale 'Virgen del Rocio'. Il ricovero era stato necessario in seguito a ripetuti attacchi cardiaci accusati dal difensore durante la gara con il Getafe. Il 23 ottobre, quasi due mesi più tardi, sua moglie ha dato alla luce il piccolo Aitor Antonio. Sono loro, i familiari, spesso bambini di pochi anni, le prime vittime di queste immani tragedie dello sport.

sabato 29 dicembre 2007

In bocca al lupo


Antonio Conte è il nuovo allenatore del Bari.

L’ex centrocampista e capitano della Juventus prende il posto di Giuseppe Materazzi che ha rassegnato le proprie dimissioni.

Inter, che passivo


L'Inter dei grandi numeri conferma anche nella Serie A dei bilanci la sua incapacità di essere normale. Schiacciasassi sul campo - dove nel 2007 hanno raccolto una media di 2,48 punti a partita, il massimo degli ultimi tre quarti di secolo - i nerazzurri sono riusciti a polverizzare un record decisamente meno glorioso anche sul fronte finanziario: quello delle perdite. Il bilancio 2006-2007 della squadra di Massimo Moratti si è chiuso con un passivo monstre di 206 milioni, obbligando il presidente a staccare l'ennesimo assegno da 105 milioni per tenere in piedi il club e interrompendo dopo tre anni di progressi il virtuoso recupero di redditività dei big del nostro campionato. I conti dei top team (Inter, Milan, Juventus, Roma e Lazio) sono andati infatti in archivio nell'ultimo esercizio con un passivo di 192 milioni, quasi il triplo dell'anno precedente. Senza il buco dei nerazzurri - gonfiato dai 146 milioni di ammortamenti contabilizzati per l'addio allo spalma-perdite - quest'anno le grandi del calcio tricolore avrebbero potuto festeggiare il loro primo risultato positivo (14 milioni di utili al netto dell'Inter) dagli anni bui delle plusvalenze gonfiate.

Indovina chi



Della serie:
se ogni giorno "sparo" un nome diverso, prima o poi uno l'azzecco. Forse.

Benvenuto Louis Thomas



I miei più sinceri auguri ai neo-genitori Gianluigi ed Alena.

venerdì 28 dicembre 2007

Indovina chi


Vista l'assenza di calcio giocato, questo è il momento in cui i giornali, "per campare", si inventano letteralmente operazioni di mercato.
Oggi il Corriere vede la Juve vicino ad Amauri e Van der Vaart, e già con Zapata, Barzagli e Sissoko in tasca per Giugno.
Tuttosport conferma l'apprezzamento per Amauri, che tra l'altro piace tanto anche a me(non certo al prezzo che l'Inter ha pagato per Ibra però), e continua a caldeggiare la bomba Lampard, classica operazione destinata solo a riempire le colonne del giornale per mesi con probabilità quasi nulle di andare in porto.
Tardelli, invece, per il mercato si permette di consigliare Gerrard e Lugano.
E sopratutto nel caso dell'inglese, chi non lo consiglierebbe?

giovedì 27 dicembre 2007

Nessuno come lui


Kobe Bryant è diventato il più giovane giocatore della storia della NBA a realizzare 20 mila punti in carriera, avendo 29 anni e 122 giorni.

Si posiziona davanti a due “giocatori qualunque”, ossia Wilt Chamberlain (29 anni e 134 giorni) e Michael Jordan (29 anni e 326 giorni).

Si può amarlo od odiarlo, anche per via del suo carattere, però non si può non ammettere che sia un giocatore favoloso e unico. Sicuramente il migliore del post-Jordan.

Io personalmente stravedo per lui e ogni volta che lo vedo giocare mi sento fortunato di poter ammirare un simile campione.

"Mi daranno il Nobel"


Sembra una barzelletta, o forse uno scherzo di cattivo gusto.

Più semplicemente, si tratta dell'ennesima uscita di un personaggio che ha fatto e farà parlare a lungo di se.
"A volte penso che nel giro di 20 anni il mio lavoro verrà riconosciuto, magari mi daranno il Premio Nobel...".
Parola di Eufemiano Fuentes, figura chiave di uno degli scandali più grandi legati al doping.
"MI FARANNO UN MONUMENTO" - Fuentes è al centro dell'inchiesta portata avanti dalla Guardia Civil che ha sconvolto il mondo del ciclismo e che potrebbe provocare un terremoto anche in altri sport. Finora dall'Operaciòn Puerto sono usciti con le ossa rotte corridori di altissimo livello, come Basso, Ullrich e Mancebo, ma per molti il coperchio è stato sollevato solo in parte, ed è forse per questo che nell'intervista rilasciata al settimanale "Stern" Fuentes ha aggiunto: "A volte penso anche che qualcuno arriverà a farmi un monumento, oppure che qualcun altro prima o poi mi ucciderà...".
"AIUTO AGLI ATLETI" - Il dottore spagnolo, interrogato dai magistrati tedeschi pochi giorni fa nell'ambito delle indagini che riguardano i suoi rapporti con Ullrich, ha aggiunto che il suo lavoro e le sue ricerche vanno considerati come un aiuto ai ciclisti, e non come un danno. "Il corpo di un atleta professionista non è fatto per resistere a tre settimane di sforzo continuo ma nello sport di alto livello la salute del ciclista è diventata un fattore secondario - ha detto Fuentes, che attualmente lavora a Gran Canaria -. "Nel doping si mette tutto nel mucchio: ma dare una regola a un prodotto velenoso, che si conosce, quella è una questione diversa".

Ranieri ricorda Zoff


I risultati del sondaggio(oltre 300 voti).

A quale Juventus del passato assomiglia di più l'attuale formazione di Ranieri, per ambizioni e gioco?

1) Alla Juve di Zoff del 1989/1990. Poca qualità, tanta grinta, gioco poco spettacolare.
(67%)

2) Alla Juve di Trapattoni del 1992/1993. Grinta, buona qualità ma gioco troppo remissivo.
(6%)

2) Alla Juve di Lippi del 1994/1995. Grinta, ottima qualità ma sopratutto grande coraggio.
(25%)

4) Alla Juve di Capello del 2004/2005. Brutto gioco, tanta qualità, grande concretezza.
(2%)
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Il risultato del sondaggio sembra esser abbastanza evidente.
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L'attuale Juve, ai più, ricorda quella che fu di Zoff, con poca qualità, un gioco non molto spettacolare ma una grandissima grinta ed un grande cuore.
Quella Juve riusci nell'impresa di arrivare ,in campionato, terza dietro al Napoli di Maradona e al Milan di Sacchi , e di vincere, a distanza di pochi giorni, Coppa Uefa e Coppa Italia, battendo rispettivamente Fiorentina e lo stesso Milan.
Quasi nessuno, poi, associa questa Juventus a quelle che furono di Capello e Trapattoni.
1 tifoso su 4 spera invece che questa Juve possa aprire un ciclo come fu quello, strepitoso, di Lippi.
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Sei d'accordo con il risultato del sondaggio?

lunedì 24 dicembre 2007

Regalo DI(DA) Natale



L'Inter, grazie ad una nuova "papera" di Dida, fa suo il derby con il Milan e mantenendo 7 punti di vantaggio sulla Roma, a 2 turni dal termine del girone di andata, si laurea matematicamente campione d'inverno.

"Roma arriviamo"



Da Milano non arriva il regalo che Ranieri sognava, ma per la Juventus va bene comunque e la Roma e il secondo posto sono a un solo punto. I bianconeri fanno il loro dovere, vincono 2-0 con le reti di Salihamidzic e Trezeguet e regolano un Siena che ha ben figurato e che non ha demeritato, ma che alla fine si è dovuta piegare alla solidità della Vecchia Signora.
Buona la prova di Tiago, vertice alto nel rombo di centrocampo.
Grande prestazione di Brazzo da terzino fluidificante.

"A' Secco te devi da' regolà"


L`ad della Juventus Jean Claude Blanc ammonisce il ds Alessio Secco.
Nei giorni scorsi sono emerse intercettazioni con protagonista Secco e l`ex dg bianconero Luciano Moggi:
`Non sono emerse prove di comportamenti illeciti nei confronti di Secco, comunque vista la visibilita` che ha nella sua posizione, ho dovuto ricordargli il suo dovere di proteggere la sua immagine e l’immagine della sua societa` anche nei rapporti personali - ha detto Blanc - Gli abbiamo ricordato la sua posizione di Direttore Sportivo. Proteggere la sua immagine e quella della Societa` e` molto importante`, ha concluso.

domenica 23 dicembre 2007

Moggi smonta la nuova farsa

Luciano Moggi, dal maggio 2006 sono passati più di 18 mesi. Che sensazione fa vedere il suo nome ancora sulle prime pagine dei giornali per altre intercettazioni?
"Guardi, sono chiacchiere da bar che si fanno solitamente anche tra i dirigenti di calcio. Credo davvero che non ci sia ombra di reato. Vengono diffuse però con uno scopo, come per dire: guardate che cosa facevano. Loro così credevano di far presa. Chi ha letto risponde come rispondo io: non facevano niente".
Non la vedo sorpreso.
"E' un'ondata per riproporre la prima. Altrimenti si rischiava che fosse svanita. Però preciso subito una cosa: non mi riferisco ai magistrati, ma ad una parte della stampa che ha recitato un ruolo inteso a far male proprio alle persone".
Cominciamo dalla presidenza della Figc. Ad inizio aprile è arrivato Abete...
"Sì, la nuova presidenza, però, la conosco poco e non mi interessa nemmeno. Comunque le dico una cosa con estrema sincerità: se il calcio è questo... lo lascio volentieri agli altri. Ho cercato di dare al calcio e alle società che rappresentavo tutto me stesso ma evidentemente non è stato sufficiente. E vorrei anche aggiungere...".
Dica.
"Noi dirigenti della Juventus siamo stati vittime di lotte intestine... Ora faccio il giornalista, mi diverto e sono passato da essere criticato a criticare".
Gioco della torre. Chi butta giù tra Pancalli e Guido Rossi?
"Nessuno dei due, hanno buttato giù me e ora vedremo come si svilupperanno le cose. Guardi ho anche apprezzato le ultime dichiarazioni di Guido Rossi perché ha riconosciuto di essersi sbagliato dando giudizi su alcune persone. Anche se l'ha fatto quando ormai era stato fatto fuori"
Un nome, un'associazione di idee. D'accordo?
"Dica".
Matarrese.
"E' cambiato il calcio? Ricordo il cavallo di Gaucci solo per fare un esempio".
Le intercettazioni.
"Le ultime vorrebbero impedirmi di parlare: ma sono quarant'anni che sto nel calcio, conosco tutti, nessuno mi può impedire di parlare di calcio con chi mi chiede qualcosa. Non approvo il modo di come sono state pubblicate. Magari questa situazione può far comodo ad alcune società che ora agiscono in tranquillità, che possono, senza concorrenza, diventare grandi come la mia Juventus".
Si riferisce all'Inter?

"L'Inter, il Milan squadre che avranno dei vantaggi mentre la Juventus non sarà più quella di prima".
Fatto sta che qualcuno ha già ribattezzato le nuove intercettazioni
come Calciopoli bis. Le leggo alcuni commenti dei dirigenti alla riunione di Lega.
"Prego".
Cairo: "ho risposto a Moggi per cortesia".
"Non è andata proprio così. Mi ha chiamato lui perché avevo scritto un articolo all'inizio del campionato nel quale criticavo la sua campagna acquisti esprimendo dubbi sulla forza della formazione. E' stato il presidente del Torino a tenermi un'ora al telefono. D'altra parte quello che avevo scritto sulle criticità del Torino si sta, purtroppo per Cairo, verificando ed io, che adesso faccio il giornalista-opinionista, non vedo perché non dovrei evidenziarlo".
Il presidente del Livorno Spinelli: "Se hai fiducia in qualcuno chiedi consigli"
"E' normale. Spinelli credo abbia detto una cosa che non lede né gli interessi suoi, nè quelli del calcio e non porta alcun ventaggio a me. L'amicizia e la stima sono parole che pochi conoscono, evidentemente Spinelli e Zamparini non sono tra quelli...".
Il presidente di Lega Matarrese: "Basta fango su di noi, adesso non abbassiamo più la testa e guardiano tutti negli occhi"
"Lui fa fatica però... Se abbassa la testa è già piccolo poi cade per terra.... Vorrei ricordare a Matarrese quando dice che 'chi ha sbagliato deve pagare' che il processo non è ancora avvenuto. Conosce evidentemente poco i diritti dell'uomo nonostante la lunga militanza in Parlamento, oppure li conosce quando fa comodo a lui. La presunzione di innocenza, probabilmente, non è una cosa che lui conosce molto bene. E poi con la storia del cavallo di Gaucci... beh non può andare a testa alta, mezza alta".
Il presidente del Coni Petrucci: Calciopoli ferita aperta ma Figc sta lavorando bene.
"Lasciamo perdere, non commento".
Hanno fatto molto clamore anche i dialoghi con l'attuale direttore sportivo della Juventus Alessio Secco. A Torino qualcuno mormora che Luciano Moggi sia ancora nei sotterranei della Vecchia Signora...

"Non ho bisogno di andare nei sotterranei della Juve perché di calcio non mi sono mai interessato e parlo di calcio in senso di formazione di squadra. Mi hanno chiesto a volte dei pareri ma non la Juventus né Secco. E d'altra parte gli acquisti della Juve lo confermano... non avrei preso né Almiron, né Thiago, né Andrade, né Boumsong. Poi sicuramente Ibrahimovic non sarebbe all'Inter, Mutu alla Fiorentina".
Nessun intervento quindi. La Juventus del 'cosiddetto' nuovo corso ha sempre preso le distanze da lei.
"C'è un motivo, non poteva essere diversamente".
Nell'ultimo cda della Juventus si è parlato però dei rapporti Moggi-Secco.
"Guardi, credo che il mercato della Juventus lo abbia fatto l'allenatore con i dirigenti e quindi anche con Secco ma credo che Secco non abbia l'ultima parola. E' un bravo ragazzo molto intelligente e se mi telefona e mi dice:devo parlarle, io lo ascolto. Ci siamo sentiti per gli auguri di Pasqua e quando è morto mio padre, credo che non sia un delitto. Secco è solo da ammirare e non lo voglio danneggiare".
Nel suo libro rivela a proposito dell'incontro con Berlusconi del settembre 2005: in passato mi avevano proposto di scendere in politica.

"Sì, è vero: me lo hanno chiesto in diversi ma credo che ognuno debba fare il suo mestiere".
Qualche settimana fa ha dichiarato: mi piacerebbe andare al Milan. E' il suo sogno?
"Non ho detto proprio così. Ho solo detto che prima dovrei risolvere i miei problemi ma adesso non ne voglio proprio parlare. A questo punto potrei decidere di fare un altro mestiere, quello del giornalista-opinionista".
Ibrahimovic il valore aggiunto dell'Inter?
"Basta vedere le immagini delle partite: dietro a Ibrahimovic ci sono sempre due o tre giocatori e di conseguenza i compagni possono entrare in quei varchi. Credo che l'Inter abbia anche la possibilità di vincere la Champions. La ritengo una squadra superiore alle altre in Italia e in Europa".
I tifosi nerazzurri dicono che senza Moggi è cambiato tutto.
"Il problema fondamentale dell'Inter era quello di collezionare giocatori senza guardare alla capacità organizzativa della squadra. Ora gli acquisti sono stati mirati, non so se per fortuna o perché capitati per caso. Fatto sta che adesso l'Inter è diventata la Juventus di qualche anno fa. Una squadra forte, potente e spettacolare proprio grazie a Ibrahimovic".
Veniamo alla Juventus. Ranieri è stato accolto tra lo scetticismo.
"Per chi non conosce Ranieri. E' un discorso che fa chi non conosce l'allenatore e il calcio. Credo che Ranieri fosse la persona più adatta per il momento che stava vivendo la Juventus. Era una Juve che stava arrivando in serie A e non aveva le credenziali giuste per dimostrarsi 'Juventus'".
Qual è stato il merito più grande del tecnico bianconero?
"Ha saputo unire il gruppo formato dallo zoccolo duro che poi alla fine ha fatto e fa vincere le partite: Trezeguet segna, Buffon para, Pavel Nedved può segnare, stesso discorso per Del Piero, Camoranesi è un elemento indispensabile. A questo dobbiamo aggiungere anche il Dna della Juventus, abituata a combattere dal primo all'ultimo minuto, mentre altri combattono solo con la lingua...".
Hanno steccato i nuovi acquisti.
"La Juventus non ha avuto fortuna. I nuovi acquisti hanno complessivamente fallito, mentre, però, si sono evidenziate le qualità atletiche e tecniche di Legrottaglie e Chiellini che dovevano essere venduti, sono rimasti e sono risultati i rinforzi, effettivi, della difesa, compreso il giovane Nocerino".
Secondo lei perché Thiago e Almiron non hanno saputo dare un valido contributo?
"Intanto Thiago e Almiron hanno praticamente lo stesso ruolo. Sono dei giocatori discreti, possono passare dalla panchina alla prima squadra ma non possono certamente partire in una squadra che ha ambizioni particolari. Il fatto di sbagliare giocatori capita. Andrade era un altro anche se si è infortunato: non sono insomma da 'Juve'".
Rimpianti?
"Credo di aver dimostrato che il mio lavoro fatto fosse di ottima qualità. E' vero che non c'è stato un ringraziamento, tutto il contrario ma la vita bisogna penderla per quello che è. D'altra parte mi è capitato un ciclone probabilmente perché abbiamo lavorato troppo bene alla Juventus non avendo mai chiesto soldi agli azionisti, mentre altre società spendevano all'impazzata e i risultati erano sempre stati carenti. Se avessimo fatto peggio probabilmente la storia sarebbe stata un'altra".
Vede un 'disegno' dietro le nuove pubblicazioni?
"Il termine persecuzione è più appropriato".
In questi mesi si è detto: Calciopoli è stata la rovina del nostro calcio.
"Prendo spunto da quello che hanno detto alcune persone, e vorrei citare Guido Rossi quando è stato esautorato. Beh, l'ex commissario straordinario dichiarò testuale: 'mi avevano detto che facendo fuori i dirigenti della Juventus sarebbe cambiato il calcio invece il calcio non è cambiato e chi comanda vuole continuare a comandare'".
Guido Rossi era arrivato in Figc con uno scopo preciso, cercare di sanare il calcio italiano.
"Era arrivato ed aveva uno scopo. Ma vorrei citare anche altre parole per me significative, quelle del Pm di Napoli Narducci in una intervista alla Gazzetta dello Sport. In pratica il magistrato sostiene una tesi: 'sarebbe meglio non andare alle partite, ma è poi la passione che alla fine ti convince. Nel calcio, però, non è cambiato nulla'. Le dice niente questa dichiarazione?".
Prova amarezza per queste parole?
"No, magari possono giustificare una realtà: le mele marce non erano quelle che sono state indicate: Moggi-Giraudo. Credo che tutto quello che è successo sia stato più un'azione dimostrativa. Vorrei però anche ricordare che finora nessuno ci ha condannato e al processo sportivo non sono stati rinvenuti illeciti (se non la violazione dell'articolo 1); questa - mi passi il termine - 'crocifissione persecutoria' vuole dare l'idea che il calcio sia cambiato ma non è così".
A bocce ferme, riavvolgendo il nastro degli ultimi mesi, proviamo a dare un giudizio sull'operato dei vertici del calcio?
"Proviamo. Ma le anticipo subito...".
Prego.
"Cito ancora Guido Rossi e il Pm Narducci: il calcio non vuole cambiare e chi comandava vuole continuare a comandare".

sabato 22 dicembre 2007

Il cerchio si è chiuso


'Credo sia ora passato abbastanza tempo per poterne parlare. Quando scoppio' Calciopoli nel 2006, Luca di Montezemolo svolse un importantissimo ruolo di moderatore. E' in gran parte merito suo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari dopo le sanzioni conseguenti allo scandalo'
Parola di Sepp Blatter.

giovedì 20 dicembre 2007

Arredamenti Moratti


Incontentabile Massimo Moratti.
Dopo il tavolino 2006 e il comodino 2007 chiede ancora altri mobili per migliorare l'allestimento della propria sala trofei.

mercoledì 19 dicembre 2007

"Pressioni per salvare Carraro"

Pierluigi Ronzani, il presidente della Camera di Conciliazione del Coni fino all'agosto scorso, il 7 novembre è stato interrogato dai pm Beatrice e Narducci, titolari dell'inchiesta su calciopoli:
"La Camera di Conciliazione ha trattato anche le vicende relative alle società Lazio, Juve, Fiorentina e Milan e per quanto riguarda queste vicende non vi sono state pressioni o comunque indicazioni o suggerimenti quanto alle determinazioni che avrebbe voluto adottare l'organo da me presieduto".
Ronzani ammette invece pressioni per aiutare Franco Carraro:
"Io mi trovavo a Roma, in albergo, e si presentò da me il presidente Petrucci, il quale nell'ambito di un contesto più generale volle affrontare il discorso riguardante Carraro. Disse che riteneva che un organo del Coni, ovvero la Camera di conciliazione, non potesse giudicare circa la posizione di un membro della giunta Coni. Suggeriva pertanto di adottare una decisione di incompetenza poichè secondo il suo parere la posizione di Carraro doveva essere trattata innanzi al Tar Lazio. Replicai dicendo che non accettavo suggerimenti o indicazioni esterne, tanto più da una persona che ritenevo non avesse sufficiente preparazione giuridica. È vero che ad un certo punto volarono pure parole grosse, ma questo avvenne perchè Petrucci continuamente denigrava la mia persona e strumentalizzava la mia malattia sostenendo in giro che non ero più capace di poter presiedere la Camera di conciliazione. Quando adottammo la decisione deliberammo di annullare la diffida che era stata comminata dalla Caf a Carraro e dichiarammo la nostra incompetenza quanto alla pena pecuniaria".
Ronzani avanza anche dubbi su alcune decisioni del Tar Lazio:
"Al termine della stagione 2005-'06, la Camera di conciliazione aveva confermato la retrocessione del Messina a causa dell'assenza dei requisiti della Noif. Analoga decisione avevamo adottato per la Torres. I nostri lodi furono impugnati innanzi al Tar del Lazio che diede ragione ai ricorrenti, che dunque evitarono la retrocessione. Rimasi perplesso perchè ritenevo che il nostro lavoro fosse stato giuridicamente ineccepibile, avendo riscontrato numerose irregolarità contabili. La nostra decisione venne ferocemente contestata dai tifosi del Messina e io stesso fui oggetto di gravi intimidazioni, anche con telefonate minatorie pervenute presso il mio studio a Roma"

"Meglio vendere"

Comprare? No, meglio vendere
Editoriale Tuttosport del 19 Dicembre 2007

La Juventus dibatte se sia meglio investire nello stadio o nella squadra. No, grazie. La Juventus fa entrambe le cose, sennò è l’Udinese. Se la proprietà non può comprare campioni veri, allora è meglio che venda. E che venda a qualcuno che, come Gianni e Umberto Agnelli, non si accontenta di vivacchiare e di considerare un grande risultato il piazzamento attuale. Il terzo posto può sempre capitare, ovvio. Ma essere una squadra da terzo posto non è da Juve, semmai di chi poi si bea di poter indossare scudetti altrui. Caro direttore, visto che ci sono, permettimi anche una chiosa al tuo editoriale di lunedì intitolato “La verità è in campo”. Tu scrivi che a fronte del pesante coinvolgimento nello scandalo del calcio, il Milan non avrebbe dovuto partecipare alla Champions che poi ha vinto e, di conseguenza, nemmeno al torneo mondiale di Tokyo. Come sai, non sono d’accordo. Anche le sentenze di condanna dicono che non c’è stata nessuna partita taroccata, nessun sorteggio truccato, nessun arbitro corrotto, con l’improbabile eccezione di un Lecce-Parma arbitrato da De Santis.Malgrado la tua convinzione sull’ingiusta partecipazione del Milan alle competizioni internazionali, riconosci che i rossoneri hanno esibito “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” tali poi da meritarsi sul campo la vittoria. Non posso che essere d’accordo, è una squadra formidabile. Ma la tua riflessione mi porta a farti una domanda: credi che l’altra squadra coinvolta nello scandalo del calcio, senza peraltro avere a suo carico nemmeno una telefonata compromettente con i guardalinee, abbia mostrato la medesima “qualità, capacità, intelligenza, continuità, coraggio” nel difendersi dalla montagna di accuse non provate, anzi poi smentite dalle sentenze? La risposta è nella vittoria rossonera della Coppa dei Campioni e in quella juventina del campionato di B, ma non sottovaluterei nemmeno l’impresa che i Cobolli boys hanno agevolato agli indossatori di scudetti altrui, consentendogli di vincere tre scudetti in due soli anni grazie alla svendita del più devastante calciatore del mondo, Zlatan Ibrahimovic, a un prezzo quasi pari a quello di Almiron e Tiago.La vittoria internazionale del Milan serve a non far dimenticare che cosa è successo in questi due anni. La società che, insieme alla Juventus, avrebbe condizionato i campionati ma che, a differenza della Juventus, è stata graziata dalla Federcalcio e dalla Uefa per il semplice fatto di essersi difesa, evidentemente non era così aiutata dagli arbitri se qualche mese dopo la condanna a ferimento ha fornito alla nazionale, ancora una volta con la Juventus, l’ossatura della squadra che ha vinto i mondiali. Non manipolava le bandierine se, poi, ha vinto tre coppe internazionali in sei mesi e un Pallone d’Oro.La Juventus di Claudio Ranieri, nel suo irriguardoso piccolo, sta facendo altrettanto bene, malgrado sia inferiore alle prime e inguardabile senza i giocatori della precedente gestione, a cominciare da Zinedine Zanetti. Per carità di patria, evito di affrontare il tema della cessione di Antonio Nocerino, bloccata in autostrada da Luciano Moggi (sempre sia lodato).Aggiungo però una cosa: il Tar. L’establishment italiano ormai è abituato a regolare i conti interni con decisioni esecutive da far rabbrividire anche uno studente al primo anno di giurisprudenza. Poi però arriva il Tar e spesso, dalla Rai alla Guardia di Finanza, ristabilisce un minimo di stato di diritto. Sarebbe successo così anche nel calcio, come avevano lasciato intuire fior di giuristi. Tanto che quando, in un impeto di coraggio durato una mezz’oretta, la Juventus ha minacciato di ricorrere al Tar, c’è stata la mobilitazione del Palazzo che poi ha portato alla riduzione della pena. Eppure la Juventus ha ritirato il ricorso e rinunciato anche all’ultima possibilità di difesa.Il risultato di questa scelleratezza è il Milan sul tetto del mondo e la Juve del campionato cadetto. “La verità è in campo”, dice l’editoriale di lunedì. Ne sono arciconvinto. Ma in questo caso la verità è anche in Corso Galileo Ferraris 32.
Christian Rocca

"Pronto, sono Luciano"


Continuano ad arrivare centinaia e centinaia di nuove intercettazioni che vedono coinvolto sempre Luciano Moggi.
Parole molto spesso insignificanti e inutili.
Qualche esempio?
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Petrucci e i carabinieri
Scrivono gli inquirenti: «Moggi disponeva di appositi spazi nei mezzi di informazione, quale opinionista nella trasmissione "Lunedì di rigore" dell'emittante locale Antenna Tre, come titolare di una rubrica sul quotidiano "Libero" e infine come opinionista dell'emittente napoletana "Kiss Kiss"». Attraverso «tali spazi ha tentato di sviluppare campagne di discredito nei confronti di vari personaggi». Come Petrucci, appunto.
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Auguri.
L'inquisito Leonardo Meani, ex responsabile del Milan per i rapporti con gli arbitri, riceve nel suo ristorante Giorgio Rovati, dirigente dell'Ufficio tesseramento della Lega. Lo scoprono i carabinieri che il 31 dicembre 2006 intercettano una telefonata di auguri di Moggi a Rovati. Rovati: «Sono in un ristorante di una persona che conosci. Meani!». Moggi: «Mortacci…». Rovati: «E lui mi parla bene di te». A questo punto Rovati passa il telefono a Meani che parla con Moggi. Moggi: «Bella vita direttore… Mortacci vostri». Meani: «Bella vita un cazzo! Ti hanno fatto un bello scherzo cinese eh?». Moggi: «Lo so! Vabbè tiriamo a campare».
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Ma in Italia non vige la legge sulla Privacy?
E la farsa continua.....

Indovina chi....


Oggi è il turno di Flamini e Banega.
Flamini, giocatore molto duttile che può ricoprire più ruoli e che avrebbe il grande vantaggio di esser acquistato a parametro "0", caratteristica che tanto piace alla nuova dirigenza.
Banega, grande promessa del calcio argentino che però ha 2 controindicazioni :
il già elevato prezzo di mercato e il pericolo tempi di adattamento nel calcio italiano.

martedì 18 dicembre 2007

I magnifici 3


Il Fifa World Player conferma i giudizi già espressi dal Pallone d'oro.
Kakà, Messi e Cristiano Ronaldo rappresentano in questo momento, senza dubbio alcuno, il meglio del calcio internazionale.

"Calciopoli? Una montatura"


"Calciopoli ha avuto contenuti non così rilevanti e non così generalizzati come si era portati a credere tempo fa" questo ha dichiarato ieri il presidente del Milan Silvio Berlusconi.
"A distanza di tempo - ha aggiunto Berlusconi - credo sia venuta fuori la realtà. Qualcuno forse aveva influenza e cercava di spenderla in favore del proprio club, ma mai con un atteggiamento di corruzione, che mai c'è stata".
Maurizio Paniz, presidente dello Juventus Club di Montecitorio, gli fa eco:
"Concordo: Calciopoli è stata una montatura con cui l'Italia s'è fatta male davanti al mondo. E la Juve come società, giocatori, tifosi e azionisti, ha indebitamente pagato".

Indovina chi....


Questa volta è il turno di Xabi Alonso, fortissimo regista del Liverpool.
In alternativa resta caldo(quanto reale però?) il nome di Lampard e spunta quello di Borowski, che andrà a scadenza di contratto il prossimo anno.

lunedì 17 dicembre 2007

Il Diavolo...e l'Acquasanta


Il mio ultimo editoriale:
http://www.juworld.net/articolo.asp?id=6940

Nascere con la camicia aiuta


C’è un dato che meglio degli altri, e persino del nuovo record, illustra la differenza del Milan. È l’unica, fra le grandi squadre, ad aver conquistato più trofei internazionali (18) che scudetti (17). Il sorpasso di Yokohama, a spese di un Boca Juniors cucinato per un tempo e divorato nell’altro, conferma quanto la società di Silvio Berlusconi, presidente dal 1986, abbia ridisegnato il podio della storia. In principio c’era il Real Madrid, ostetrico del moderno europeismo. Strada facendo, gli è subentrato il Milan. Fatti, non parole. Da Rocco a Sacchi. Da Capello ad Ancelotti. E poi: da Cesare a Paolo Maldini. Da Altafini a Kakà, da Van Basten a Inzaghi. Non conta l’età. Conta lo stile. E lo stile del Milan è - sin dal nome, inglese - rivolto per tradizione, e convinzione, ai safari esteri.Champions, Supercoppa, Mondiale per club. Un 2007 straordinario. Ogni medaglia ha due facce, e la «croce» del Milan è il campionato. Non lo «sente»: anche perché, oggi, non ha i mezzi dell’Inter. Il trionfo giapponese non sposta i rapporti di forza, ma spariglia molto, moltissimo, l’albo d’oro. Per arrivare a Yokohama, bisogna arrivare primi in Europa. E per arrivare primi in Europa, bisogna arrivare almeno quarti in Italia. Il Milan è imbattibile, o quasi, nella partita secca. Nessuno sa cogliere l’attimo come i suoi moschettieri. Nel commentare l’ennesima impresa dagli studi di Mediaset, una battuta vagante, relativa alla nebbia di Belgrado, me ne ha ispirata un’altra, legata alla foschia di San Dulli, la cui sentenza aveva permesso al Diavolo di recuperare i preliminari dell’ultima Champions. Insomma: nascere con la camicia non basta, ma aiuta. Galliani, in collegamento da Yokohama, non ha gradito e si è ritirato, come a Marsiglia. I meriti del Milan, sia chiaro, rimangono enormi. Dopo il Liverpool, che l’aveva rimontato e sfrattato a Istanbul, ha sistemato il Boca, che lo aveva beffato nel 2003. La stagione delle rivincite.Il Milan è il ministro degli esteri del nostro calcio. Adora le trattative brevi e le emozioni forti. Conserva un nucleo di italiani ai quali Kakà offre sempre le ciliegine e spesso la torta. Da quando Berlusconi ha chiuso i rubinetti, non può più competere su entrambi i fronti, come fino al 2006. Le corse a tappe sono più attendibili; le classiche, più affascinanti. Non a caso, alla vigilia, Ancelotti aveva parlato di «utopia».Si avverte, all’interno, un gusto del focolare capace di riscaldare le ciniche esigenze del business. Una gestione così romantica delle risorse potrà magari allontanare i ricambi, ma crea uno spirito di gruppo tale che porta capitan Maldini, a 39 anni suonati, ad alzare una coppa che, in barba alla formula, discutibile, riassume un indiscusso valore. Tutti, a cominciare da Mancini, avrebbero voluto essere lì, al posto di Carletto. E tutto, potete giurarci, faranno per scalzarlo. A proposito: domenica c’è il derby.

di Roberto Beccantini

domenica 16 dicembre 2007

Quel diavolo di Moggi...


«Mi sembra significativo il fatto che, almeno negli ultimi due-tre anni, prima che scoppiasse Calciopoli, in occasione del raduno annuale di precampionato, che si svolgeva a Sportilia, Luciano Moggi era sempre presente o come persona invitata o, addirittura, come persona premiata, pur essendo quel raduno e la manifestazione collegata, proprie del mondo arbitrale». Firmato, Gianluca Paparesta.
Ma che cosa ci faceva un alto dirigente di una società di calcio al raduno delle giacchette nere? Quelle disinvolte presenze dell’ex «padrone» del calcio italiano, Luciano Moggi, ex dg della Juventus, si sono trasformate in nuove pesantissime accuse contro di lui. Dunque si è schierato pesantemente contro di lui anche l’arbitro Paparesta, due giorni fa interrogato dai pm che conducono l’inchiesta della Calciopoli napoletana, Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci.Si è quindi aperta con una serie di colpi di scena, al Palazzo di giustizia di Napoli, l’udienza preliminare, davanti al gup Eduardo De Gregorio, nei confronti di 37 imputati, tra dirigenti federali e di società calcistiche, arbitri, designatori delle ex giacchette nere e assistenti, coinvolti nell’inchiesta su Calciopoli. Gli imputati sono accusati dai pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci, che ne hanno chiesto il loro rinvio a giudizio, di frode sportiva, mentre per 20 di loro è ipotizzata anche l’accusa molto più grave di far parte di un’associazione per delinquere.I pm hanno depositato ieri nuovi documenti, tra cui un’ampia informativa dei carabinieri e alcuni verbali relativi a interrogatori avvenuti recentemente ma, soprattutto, nuove intercettazioni telefoniche sull’utenza di Moggi, relative al periodo marzo 2006 e febbraio 2007. Telefonate che dimostrerebbero la permanenza dell’attività associativa ma non riguarderebbero il campionato in corso.
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Mi pare molto significativo che ad oltre 1 anno dalla scoppio di Calciopoli i PM siano ancora alla ricerca di prove "vere" e testimonianze contro quel "diavolo" di Moggi.
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Ultimissima:
Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, dopo aver letto il titolo odierno del Corriere dello Sport ha immediatamente presentato ricorso in Lega per richiedere l'assegnazione a tavolino della Coppa per il 15°posto ottenuta dal Siena lo scorso anno.
L'onestà di Moratti, si sà, è unica, e poi quando vede bianconero....

FenomenAlex





C’è il logo di Alex Del Piero, stampato dalla doppietta che in avvio di ripresa impacchetta la partita, sulla vittoria della Juve all’Olimpico, per un razzia all’estero che non si vedeva dal 30 settembre, se il derby in trasferta con il Toro può esser contato espatrio. Punti solidi, in vista Champions, se affiancati allo stop dell’Udinese, ora dietro di quattro. La fabbricano in molti, questa vittoria, dal fantastico Zanetti, scimitarra e, sì, stavolta anche fioretto, ai voli decisivi di Buffon (uscito fra gli applausi dei laziali), fino alle geometrie di Tiago, per una volta al volante; ma il timbro è giustamente quello del capitano, che aveva attaccato imbullonato alla panca le ultime tre partite di campionato. Stavolta, dopo un primo tempo ordinario, ha fulminato tutti, di talento e corsa, come ai vecchi tempi. E non è un caso se, appena finita, è risbucato fuori, per prendersi gli applausi della curva, la sua tribù.
"Abbiamo fatto tre passi avanti per i tre punti, ma siamo andati indietro di quattro mesi perchè Lazio ha tirato tantissimo in porta, non abbiamo giocato bene.
Meno male che abbiamo Buffon e Del Piero. Siamo soddisfatti ma non mi aspettavo una prestazione del genere, abbiamo sbagliato troppo, è mancato un po' tutto. Del Piero si vede che sta in forma, quando parte non lo riprendono piu'. Oggi grazie ad Alex e Buffon abbiamo conquistato tre punti importanti. Del Piero è in grandissima forma, sono contento per lui e per la squadra". E ancora "La Lazio da sola ci ha tirato piu' in porta di tutte le altre squadre messe insieme, hanno fatto una grandissima gara, è una squadra viva. Non è stata sottovalutata, la tensione era giusta, è proprio la Lazio con con i suoi movimenti, con Rocchi e Pandev , ci ha messo in grande difficoltà".
Questo il commento tecnico di Claudio Ranieri.

venerdì 14 dicembre 2007

Per non dimenticare



Intitolare i campi d'allenamento della Juve a Riccardo Neri e Alessio Ferramosca.

Lo chiedono i famigliari dei due ragazzi annegati a Vinovo.

'Pensiamo che sarebbe un atto dovuto - dicono le mamme delle vittime - a due ragazzi che li', per amore della Juve, ci hanno lasciato la vita'.

Ad un anno di distanza dalla tragica morte - domani ricorre il primo anniversario - le signore Claudia Neri e Angela Ferramosca accolgono cosi' la proposta di alcuni tifosi.

"E ora chiamatemi pure Sir.."

(nella foto la gioia di Fabio Capello)
La telefonata che Fabio Capello attendeva dalla Football Association è arrivata, insieme all’ufficialità della nomina del tecnico italiano a nuovo ’manager’ dell’Inghilterra. Il consiglio della Federcalcio inglese infatti ha approvato l’ingaggio di Capello in attesa della conclusione della trattativa sul contratto.
Se l'ormai ex Don Fabio, riuscirà nell'impresa di vincere anche con il titolo da Sir, sarà quasi ineguagliabile nella storia.
Io sono certo che un duro ed un vincente "vero" come lui saprà rigenerare anche una Nazionale allo sbando.

"Scudetto? Io ci credo"



Alessandro Del Piero si unisce al coro del compagno di attacco David Trezeguet e cerca di contagiare con il suo ottimismo l'intero ambiente juventino.
Mi stupisce però molto di più la sua dichiarazione in riferimento al suo incidente del 1998:
"Senza Lippi sarei finito al Parma...."
Per fortuna che non è andata così, ma a volte il legame che lega una bandiera alla propria asta è più sottile di quanto si possa immaginare.
L'importante è comunque l'esempio che Alessandro Del Piero è per i giovani, juventini e non.
Un campione che quando smetterà di giocare ci mancherà tantissimo.
Sia sotto il profilo professionale che sotto quello umano.

Indovina chi....




Non sono un grandissimo estimatore del talento olandese, ma è altresì innegabile che se il suo costo fosse solo di 1 milione di euro(in base alle norme Fifa) bisognerebbe cercare di prenderlo, per provarlo nel nostro campionato.
Potrebbe esser l'erede naturale di Pavel Nedved anche se sopratutto sul lato professionale e del comportamento niente ha a che vedere con la Furia Ceca.

mercoledì 12 dicembre 2007

"Adesso restituitecelo"


Lettera da uno juventino : restituiteci il tricolore 2006


Cari e valorosi amici dell’Inter, mamma mia che squadrone avete costruito. Non è solo che state triturando il campionato, c’è che rischiate di vincerne altri due o tre di fila. Già l’anno scorso avevate stravinto, ma quella volta non c’era la Juve e il Milan s’era preso un anno sabbatico. Quest’anno avete di fronte una Roma bella ma povera, e comunque le partite le vincete tutte come se passeggiaste. Né vi fanno un baffo gli infortuni di pezzi da novanta come Vieira, Stankovic o magari Crespo. Nessuno si ricorda la vostra formazione tipo perché di talenti ne avete tanti da risultare intercambiabili. Bravo Moratti junior, che a costruire questa squadra negli anni s’è svenato quanto uno che si fosse comprato Hollywood ; bravissimo Roberto Mancini, che ha creato una identità di gioco e di meccanismi lì dove avevano fallito in tanti; straordinari mille vostri campioni, e peccato che nessuno di loro sia italiano. Per rianimare il torneo, occorrerebbe che voi poteste schierare un’Inter A e un’Inter B. Altrimenti, lo ripeto, di tornei ne vincerete ancora un bel po’. Dopo la grande Inter degli anni Sessanta ci sarà forse una grande Inter degli ultimi anni Novanta e inizio nuovo Millennio. E’ possibile. Adesso che siete certi della vostra forza, adesso che avete riassaporato il sapore della vittoria dopo quasi vent’anni di digiuno, adesso che avete l’orgoglio delle tantissime vittorie inanellate in due tornei successivi, adesso è tempo che ricusiate e rinunciate allo scudetto di cartone che avevano cucito sulle vostre maglie i frizzanti giudici dell’estate 2006. Voi che avete la storia che avete, voi che siete la squadra dove hanno giocato Peppin Meazza e Luisito Suarez, voi che siete la squadra stratosferica che sta triturando il torneo, non potete sentire come vostro il 14° scudetto, quello che voi non avevate visto né da vicino né da lontano. Quello che vi è stato graziosamente donato dopo che eravate arrivati terzi in campionato, dietro il Milan e a ben 17 punti dalla Juve campione. Lasciamo perdere che quello sia lo scudetto dell’ “onestà”, parola da lasciare ai babbei. In un business brutale e clamoroso come quello del calcio, la parola “onestà” meno la si usa e meglio è. Di peccatucci, non solo veniali, voi ne avevate parecchi. Passaporti di giocatori riaggiustati, gli sgherri della Telecom messi sulle orme di De Santis (Inter assolta per amnistia, non per non aver compiuto il fatto) e di Christian Vieri (che vi chiede milioni di euro di risarcimento), bilanci taroccati per alleviare le paurose perdite di bilancio. Per carità, sciocchezze, siamo uomini di mondo e sappiamo come va il mondo. E purchè non si usi a sproposito la parola “onestà”.Capisco il momento di confusione emotiva in cui quel 14° scudetto ve lo siete intascato. Era come di uno che avesse corteggiato per anni la donna più bella del mondo, e quella sempre gli aveva detto di no, e finchè i giudici e i poliziotti non la costringono a forza nel suo letto, e a quel punto lui non ce la fa a resistere: non ce la fa a rinunciare di palpeggiare le bellezze che aveva sempre ambito e che si ritrova a portata di mano. Fossi stato Moratti junior non ci sarei andato a prendere quella coppa di latta, quella coppa che spettava senza ombra di dubbio alla squadra che ha portato otto titolari su undici nella partita finale del mondiale 2006. Quella coppa l’avete presa, ebbene adesso buttatela nella mondezza. Non ne avete alcun bisogno. Non vi da nessuna gloria. Non è una vostra vittoria, e in fatto di vittorie nello sport non si può barare a differenza che in politica e in guerra. Di coppe e di medaglie ne accumulerete tante negli anni a venire. Come potreste mettere le vittorie dell’anno scorso e quelle di quest’anno e le altre future accanto a una vittoria che non avete mai conquistato? E’ vero che Carl Lewis se la prese la medaglia d’oro di quei 100 metri olimpici dov’era arrivato a cinque metri di distanza dal “dopato” Ben Johnson ( Lewis, tanto per parlare di “onesti”, sarebbe stato beccato in flagrante doping qualche tempo dopo).

Solo che voi non eravate arrivati a cinque metri di distanza, bensì a quaranta, e voi lo sapete benissimo che Buffon, Cannavaro, Vieira, Emerson, Ibrahimovic non erano affatto “dopati”. Erano solo i più forti in quel momento. Esattamente come voi siete i più forti in questo momento, e nessuno di noi che ha un’altra squadra nel cuore su questo ci mette becco. Sono di quelli che stravedevano per la Grande Inter e per le sue vittorie. Vi auguro di essere all’altezza di quella squadra leggendaria.


Giampiero Mughini

"A gennaio niente rinforzi"


Intervendo ieri sera in diretta al 231 Show, programma televisivo di Juventus Channel, il direttore sportivo della Juventus Alessio Secco ha dichiarato che d'accordo con il mister Ranieri si è deciso di non intervenire a Gennaio per quanto riguarda il mercato in entrata.
Per quanto riguarda invece il mercato in uscita si stà cercando una sistemazione per Boumsong e Olivera.

Indovina chi....


....prende la Juve.
Parte questa nuova rubrica, per commentare in modo ironico la Rassegna Stampa Sportiva che nella maggior parte dei casi inventa titoli ad effetto senza nessun riscontro della notizia.
Per Tuttosport di oggi la Juve meriterebbe Messi(Quindi? Che vuol dire? Lo prendiamo?)
Per il Corriere dello Sport è pronto lo scambio Mauri - Almiron ( A chi servirebbe?)
Per La Gazzetta dello Sport i dirigenti dell'Amburgo sono matti a tal punto di poter accettare Almiron per Van der Vaart.

martedì 11 dicembre 2007

Basta omertà


Una morte sospetta, un incubo di 20 anni fa che ritorna e il nome di Carletto Mazzone scritto nel registro degli indagati per omicidio. E'quanto riporta il Giornale della Toscana che afferma che il tecnico romano è indagato dalla Procura della Repubblica di Firenze per la morte di Bruno Beatrice. Beatrice era un calciatore della Fiorentina ai tempi in cui i viola erano allenati da Mazzone, dal 1975 al 78, ed è scomparso nel 1987 a causa di una leucemia. La vedova del calciatore, Gabriella Bernardini, 2 anni fà ha denunciato il sospetto che la morte del marito fosse stata causata dal doping, e in particolare dall'uso di raggi Roentgen a cui Beatrice fu sottoposto per riprendersi da un infortunio. A gettare luce inquietante sul caso sono anche le morti o i gravi problemi che altri calciatori viola degli anni 70 hanno accusato nel corso degli anni.

Ora Carlo Mazzone si ritrova indagato isieme ad altri due medici. L'allenatore trasteverino ai microfoni di Radio Radio dice:

" Non sapevo nulla, me lo sta dicendo lei adesso. Sono venuti qui (gli inquirenti ndr) ad Ascoli qualche tempo fa per sapere cosa succedeva e ho risposto che io ero uomo di campo: di ciò che accadeva in infermeria non sapevo nulla, nè ho mai interferito con il lavoro dei medici. Sono tranquillo, credo che sia un atto dovuto. Quando sono venuti ho detto solo che avevo avuto l'onore di allenare quel povero ragazzo. Comunque sono tranquillo".
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L'iscrizione di Carlo Mazzone nell'atto degli indagati è solo un atto dovuto in merito ad una tristissima vicenda che vede coinvolto come maggior imputato il Sistema Calcio.
Non è certo colpa di Carlo Mazzone se da sempre, sottolineo il da sempre, i calciatori vengono trattati come macchine che non possono ammalarsi.
Il mio personale parere in merito è chiaro ed evidenziato nel mio pezzo
E purtroppo in riferimento a quel pezzo, già altri 2 amici ci hanno lasciati: Giuseppe Longoni e Adriano Lombardi.
Segnalo inoltre il pezzo odierno de La Stampa

Il gatto e la volpe


E’ uscito un nuovo stralcio di una delle intercettazioni telefoniche al vaglio della magistratura, su cui lavora anche la giustizia sportiva (tutto era partito dalle minacce subite da Lotito e dallo stato di “guerra” con la tifoseria laziale).

In ballo, in questo caso, è una telefonata di un anno e mezzo fa tra Lotito e Rossi, ancora loro(rit. 1120_06 2555_DD, 17 aprile 2006, ore 22,54).

Lotito dice: «…io adesso devo cercà de collocà Sereni e de collocà... (un giocatore ancora della Lazio, ndr). Questa è la prima cosa, perché so che non li vuoi in mezzo ai coglioni e c’hai ragione».

Delio Rossi: «No, no, non li voglio manco in ritiro, non li voglio, cioè non devono proprio transitare».

Di nuovo Lotito: «Eh, Delio, farò del tutto pe’ non falli venì in ritiro, su questo non c’ho mai dubbi, devo trovà la soluzione. Adesso sto lavorando su... (l’altro giocatore laziale, ndr) pe’ mandallo, nessuno lo sa, al Torino. Sto a lavorà su... io lo volevo mannà ad Ascoli, però quello non ce vò andà, questo è, devo convince Antonelli... E poi, invece, pe’ lavorà co coso su su Sereni vediamo un po’... col Parma, adesso vediamo... o co la Fiorentina... questo è un po’... dalle scatole questi qua...».



«E’ vergognoso», dice Silvia Sereni, procuratrice e moglie di Matteo Sereni, portiere del Torino, colonna del Torino. «E’ tutto molto grave. Persino più grave di quello che sapevamo tutti. Sono allibita, esterrefatta. Che nel 2006 il presidente Lotito avesse deciso di mettere fuori rosa mio marito senza che Matteo avesse alcuna colpa, alcuna responsabilità, si sapeva. E così è poi successo, purtroppo. Però mai e poi mai avrei... avremmo pensato che addirittura un anno e mezzo fa, nell’aprile del 2006, anche il mister della Lazio, anche Delio Rossi avesse già deciso di escludere le persone in questa maniera. Di bandirle. Di levarle di mezzo. Di farle fuori. E di fare tutto ciò a priori, indipendentemente dalle doti professionali e umane di quelle persone: anzi, senza nemmeno valutarle, quelle doti. Sì, io e mio marito siamo profondamente delusi, amareggiati.

E’ proprio una vergogna».

lunedì 10 dicembre 2007

Il ritorno del figliol prodigo


Dopo tante voci ora è arrivata l'ufficialità:
Fernando Alonso ha firmato due anni di contratto con la Renault.

Vedremo a cosa porterà nuovamente questo binomio.

Inter, non così


Lo strapotere tecnico dell'Inter di quest'anno è sotto gli occhi di tutti ed è indiscutibile.
Dà fastidio però che nelle ultime 2 partite la gara sia stata sbloccata da 2 rigori inesistenti.

Probabilmente, l'Inter, avrebbe vinto facilmente entrambe le gare, ma avesse vinto la Juve in questo modo ora si starebbe gridando al complotto, all'ombra di Moggi.
E i giornalisti e la stampa fanno finta di nulla.
Ma in buona fede, eh.
Mica sono faziosi loro......

http://www.juworld.net/articolo.asp?id=6897

Cuore Juve


Quell’indole che le fa portar via le partite o, al peggio, impattare, quando stanno già spegnendo le luci, la Juve l’ha ormai elevata a regola per il nemico: rispettata ieri da Pavel Nedved, contro l’Atalanta, al minuto 86, con una botta da oltre venti metri, spedita laggiù nell’angolo, dove non ci si arriva.
Dei trenta gol bianconeri, la metà sono stati fabbricati dentro l’ultimo quarto d’ora, nove negli ultimi cinque minuti.
«Significa che questa squadra ha orgoglio - ha spiegato Claudio Ranieri - che ci crede fino all’ultimo. E non è cosa da poco».
«Noi aspiriamo sempre al primo posto, anche se lo scudetto devono perderlo gli altri. Ma se sbagliano, voglio che la Juve sia lì».

venerdì 7 dicembre 2007

Che brutta la Juve B


Di intercambiabili, vista la serataccia di ieri, nella Juve ci sono le maglie. O Giovinco, che per adesso, però, gioca con il nemico (prestito). Senza i piedi extralusso, a Empoli i bianconeri perdono 2-1 l’andata degli ottavi di Coppa Italia, ma non ingannino le cifre, perché i primi 60 minuti sono ai confini della realtà: due gol presi (Pozzi dopo 20’ e Abate in avvio di ripresa), altri rischiati, e zero occasioni. E alla fine, la qualificazione ai quarti diventa scalabile, solo perché Ranieri butta dentro Molinaro, Nocerino e, soprattutto, Iaquinta, che di forza segna una rete delle sue, al 36’ della ripresa, sull’unico lampo di Del Piero, una punizione furba, battuta mentre tutto l’Empoli chiacchierava con Farina. Il resto è stato agghiacciante: «Risultato giusto - ha detto alla fine il presidente Giovanni Cobolli Gigli - sono cose che possono succedere. Una volta, due no».

Drammaticamente, escono dall’evento casuale la sconfitta (4-1) e il pareggio (1-1) fatti contro la Primavera nelle partitelle settimanali. «Non sono uno di quelli che utilizza solo dodici-tredici giocatori», aveva detto Ranieri alla vigilia: ma se queste sono le altre opzioni, lo diventerà. Risultato a parte, che pure non è un dettaglio, lascia di stucco la voglia rarefatta e il furore agonistico ai minimi termini della gente scelta per la missione: la scenografia del «Castellani» era desolante, con tremila persone congelate sugli spalti, ma era pur sempre una chance per cercare di innestare dubbi nella testa del tecnico, quando altre scelte verranno. Zero assoluto. Spaesatissimo Tiago, in balia della tempesta (e di Giovinco) Almiron, pure espulso per proteste, disperso Palladino, lento Del Piero.

Del telaio di serie, erano rimasti in garage Buffon, Chiellini, Nedved, Trezeguet, Zanetti, oltre agli ammaccati Camoranesi e Zebina, mentre Nocerino e Iaquinta erano seduti in panca. Bene, senza questi, non si vince (anzi, si perde), nemmeno contro una delle peggiori squadre del campionato. Che, il 31 ottobre scorso, era stata sepolta 3-0 (tris Trezeguet): ci sarà pure la mano di Malesani, ma soprattutto c’erano altre zampe bianconere. Brutto segnale, insomma:
per tenere fino alla fine ad alta quota, o viaggiare su campionato e Champions, il futuro che s’augura il club, servono cambi affidabili.
«Il progetto Juve va avanti con un gruppo solido - aveva detto nel pomeriggio Cobolli Gigli, in un forum al Corriere dello Sport - sia in società sia sul campo».

Avesse immaginato la nottata, si sarebbe censurato nella parte relativa al prato. Se le alternative sono quelle di ieri sera, anche senza fatiche di Coppa sarà dura tenere la rotta a certe latitudini. Cobolli Gigli, difatti, la parola scudetto l’aggira saggiamente: «Stiamo andando forte in campionato e cercheremo di arrivare al secondo o al terzo posto. Comunque vogliamo entrare in Champions League, perché quella è una competizione che porta prestigio internazionale e forti introiti economici».

Dichiarato bersaglio principale quest’anno, l’Europa (da vincere) resta l’obiettivo anche per quello che verrà: «L’anno prossimo, da tifoso - ha continuato il presidente bianconero - vorrei vincere proprio il trofeo più prestigioso, piuttosto che lo scudetto. Ma non faremo certo delle scelte». Le aveva fatte Ranieri, piazzando un centrocampo a rombo sempre affettato da Giovinco, che ha innescato il primo gol (quasi fantasma, dopo che la palla s’era stampata sulla traversa) e Vannucchi. Così, serviranno tanti rinforzi, in vista del prossimo anno:

«Rinforzeremo la squadra - ha chiuso Cobolli Gigli - e crediamo in Tiago». Detto prima della partita.

giovedì 6 dicembre 2007

"Ciao Juve"


Ecco il commento odierno de "La Stampa" sulla prima vera fuga di quest'anno dell'Inter.
Per l'inviato, il campionato si può considerar già finito.

Strapotere Inter
Mancini: "Ciao Juve"
FABIO VERGNANO
MILANO
L’Inter come Giuseppe Garibaldi. Da Bressanone a Marsala c’è unità. Di consensi. Scudetto quasi assegnato, anche se la Roma non molla la presa e continua a sperare. Ormai pare l’unica a credere che lassù qualcuno prenda una bambola pazzesca. Chi sta dietro, compresa la Juve a -8, se ne faccia una ragione. Dopo la vittoria sulla Lazio nel recupero della partita annullata per la morte di Gabriele Sandri, ormai si lotta per un posto in Champions. È finita così, ma c’è un perché. La squadra di Mancini è la più forte, ma anche la più cinica e determinata: «I bianconeri non hanno le coppe ma noi e la Roma siamo di un’altra caratura».Un aiutino, solo un aiutino. Questo chiedevano gli inquilini del piano di sotto alla Lazio. Un aiutino per sperare, per non riporre le armi prima degli auguri di Natale. La Lazio non ci ha neppure provato a tenere in vita il campionato. Ha firmato la resa quasi prima di giocare. Del resto l’Inter è l’Inter, cioè è come Paperon de Paperoni: è ricca, ma non le basta mai. Quindi, a meno di rovesci peraltro sempre possibili, traslochiamo verso la prossima stagione. Questi, i nerazzurri, perdono i pezzi (fuori quasi tutto il centrocampo), ma non la sicurezza. Ieri la squadra di Mancini ha costruito un’altra impresa. Impresina, in realtà, perchè non è stato così arduo mettere in castigo la Lazio. Dopo mezzora la partita era già morta e sepolta. Prima un rigore sacrosanto per placcaggio di Stendardo su Burdisso (Damato non ha visto nulla, l’ha salvato l’assistente De Santis), poi scarpata volante di Maicon. Entrambe le azioni nate da corner millimetrici di Jimenez. In grande forma il cileno, Mancini l’ha piazzato dietro le punte e ha dato sostegno al solito Ibra e a Suazo. Ai manciniani di questi tempi basta poco e non è colpa loro se la concorrenza non è attrezzata per essere all’altezza. Ieri la Lazio non è riuscita a fare come la mangusta con il serpente. È stata stesa dai palleggiatori nerazzurri che danno sempre la sensazione di sicurezza al limite della spocchia. Domanda nerazzurra: perché sbattersi tanto quando prima o poi il gol arriva puntuale come l’influenza a novembre? Infatti dopo il diluvio del primo tempo, è piovuto anche nel secondo. Inter padrona, Lazio a prendere cazzotti nel suo angolo. Nessuna reazione della squadra di Rossi, davvero malconcia (a parte un mai rassegnato Rocchi) e non solo perché davanti aveva i giocolieri nerazzurri. Dopo dieci minuti Suazo ha portato a tre il conto dei gol su lancio perfetto di Cambiasso. Tutti a nanna. Campionato compreso.

Le bombe di Tuttosport

mercoledì 5 dicembre 2007

"Il doping è la miglior cura"


Eufemiano Fuentes non smette di stupire.

Il medico, uomo chiave della "Operacion Puerto", non perde l'occasione per le sue provocazioni in fatto di doping.

"In alcuni casi i prodotti considerati dopanti sono la miglior cura. Il ciclista è come un minatore, rischia e lo sa, il medico deve aiutarlo perchè non si può correre una gara come la Vuelta solamente mangiando pane e acqua. I grandi giri dovrebbero modificarsi".

Sul caso Puerta, il giocatore del Siviglia scomparso poco tempo fa, si è espresso invece così : "soffriva di una patologia cardiaca che non è stata diagnosticata se non con l'autopsia. Si investe poco nella prevenzione e c'è molta ipocrisia".

"Non è cambiato nulla. Anzi..."


«Dopo calciopoli non è cambiato nulla, anzi forse il calcio è addirittura peggiorato».

È il pensiero del procuratore Franco Zavaglia a Radio Incontro.
«Prima c’erano controlli, ora non più perchè si pensa che sia tutto risanato.
Il calcio è sempre stato così, siamo andati avanti allo stesso modo per anni e si continuerà sempre così. Di personaggi forti ce ne sono stati sempre nel passato, anche prima di Moggi. Adesso in molti vorrebbero imitare Moggi per prendere il suo posto, ma con le sue competenze e le sue amicizie nei meandri nel calcio ancora non c’è nessuno in giro.

È rimasto tutto uguale; solo quelli legati direttamente a Moggi e alla Juventus hanno pagato, mentre tutti gli altri sono ancora ai loro posti.
Questa storia finirà in una bolla di sapone».

Superpippo



L`assist di Cafu contro il Celtic ha regalato a SuperPippo il trono d`Europa.

Ennesimo sigillo in Champions League, e Inzaghi raggiunge quota 63 reti nelle competizioni UEFA, superando Gerd Müller al vertice della classifica dei cannonieri delle competizioni UEFA
(62 centri per il bomber tedesco).

Trentaquattro anni suonati, ma la voglia e` sempre quella di un ragazzino.

Doppietta nella rivincita di Atene contro il Liverpool, sigillo a San Siro con il Benfica nella prima uscita europea della stagione, doppietta a Donetsk, ora e` la volta del Celtic, e` la volta del record assoluto.

Sempre in rete, sempre decisivo.

Superpippo detiene da tempo anche il primato di miglior marcatore italiano nella graduatoria dei cannonieri di sempre in Champions League: 42 i suoi centri. Nel mirino Henry e Shevchenko, e se andra` avanti su questi ritmi, c`e` da scommetterci che li raggiungera` presto.

I numeri si commentano da soli.

Considero Filippo Inzaghi il più forte attaccante, "scarso tecnicamente", degli ultimi 30 anni.
Forse non è capace nemmeno di palleggiare, i suoi movimenti sono goffi, ma non ho mai visto un giocatore così poco tecnico esser decisivo in questo modo.

La sua fame di goal è unica.

Dovrebbe esser presa ad esempio da tutti.

martedì 4 dicembre 2007

"Han avuto la colpa di vincer"


Mazzini: "Non sono il mostro di Firenze"

Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata a Matteo Marani del Guerin Sportivo da Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente federale invischiato in Calciopoli.

Partiamo dall'attualità. Il 15 dicembre c'è l'udienza preliminare a Napoli per Calciopoli. Cosa succederà?

E' la partita decisiva. Per molti è meglio che venga condannato, non so se tutti hanno la coscienza pulita sulla mia vicenda. Qui ha vinto il Gattopardo: hanno mandato via quattro persone per lasciare la baronia al suo posto.Ha deciso di parlare solo adesso alla vigilia del processo. Non si può credere a una coincidenza.

Molti dei suoi colleghi mi hanno chiesto interviste in questo anno e mezzo. Faccio prima a dire molte testate nazionali e tutte quelle di Firenze. Ma rischiavo di passare per patetico. "Porello, hai visto che fine ha fatto?". Ho preferito dedicarmi alla giallistica, ai romanzi storici. Ho spento la tv e non ho comprato quotidiani: tanto era sempre la stessa musica.

Non tirerà fuori la storia del complotto mediatico.

Invece sì. Sono stato condannato sui giornali prima che in tribunale. Ho persino rivalutato Marco Travaglio: certi attacchi lui li ha sempre fatti. I voltagabbana sono altri: vada a vedersi le collezioni del passato e capirà. Un'ipotesi di accusa è diventata condanna sulla stampa.

Ha querelato qualche giornalista?

Uno. Aveva parlato di me come dello stalliere di Moggi.

Lasciamo un attimo da parte le questioni legali. Mi dica chi le ha procurato la più grande delusione.

I big della Lega Dilettanti.

Sta parlando di Tavecchio?

Di tutti. Pensavo che quell'ambiente mi fosse vicino. Invece, a parte poche eccezioni, tra cui l'intero movimento toscano, nessuno si è fatto sentire. Nemmeno una telefonata. Ulivieri è stato l'unico ad avere il coraggio di esprimersi pubblicamente in mio favore.

Il telefono non suona più: già sentita.

Muto: avevano paura di essere intercettati.

Conferma di avere avuti problemi a girare per Firenze?

Gli amici veri mi hanno consigliato di andarmene in montagna. Firenze è la seconda ferita. Mi hanno fatto passare per l'affossatore della Fiorentina, quando fui io a salvarla dall'Eccellenza. Il fallimento di Cecchi Gori l'avrebbe costretta a ripartire da lì. E la salvai una seconda volta.

Quando, scusi?

In Consiglio federale i Dilettanti votarono a favore della promozione diretta dei Viola dalla C1 alla B. Si chieda perché.

Insomma, si considera un benefattore.

Sono uno che sta nel calcio da 25 anni. Non è un mondo facile, non si è mai abbastanza capaci. La mia esperienza ha permesso ai Della Valle di entrarvi senza buttare soldi. Vennero loro a incontrarmi a Coverciano per chiedermi consigli a tutto campo. Lo ricorderei al sindaco e a certi amiconi di allora che oggi fanno finta di non vedermi.

Non l'hanno però aiutata le intercettazioni: si riferiva ai fratelli Della Valle come "buco e buchino". Considera amichevole ironizzare sui gusti sessuali?

Addirittura affettuoso. A Firenze si dice: quello è un bu'one e non c'entrano le inclinazioni sessuali. Se non si è nati qui è difficile comprendere il linguaggio canzonatorio, di presa in giro, anche cruda. Me lo hanno rinfacciato, ma non sanno cosa sia il lecciso toscano.

Non esageriamo, Mazzini. Lei parlava con presidenti, in questo caso in un italiano inequivocabile, assicurando loro aggiustamenti. Ha presente i dialoghi con Lotito?

Ha fatto bene a tirarlo fuori. Lotito mi chiamava dall'alba a notte fonda. Era ossessionato dalla paura del complotto.

E tu che gli rispondevi per toglierlo dalle scatole?

"Tranquillo, ci penso io". Mai fatto, però. la differenza è se chiami l'arbitro e non c'è nemmeno un'intercettazione.

Ci sono però quelle di Bergamo.

Lasci perdere. Bergamo è stato uno dei più bravi dirigenti di calcio che ha avuto l'Italia negli ultimi vent'anni. Se in Germania non ci hanno mandato un Moreno, è anche merito del suo lavoro alla Fifa. Per sei anni, come designatore, è stato sulla poltrona più calda d'Italia. Collina ci sta da quattro mesi e già gli brucia, nonostante l'appoggio di tutti i giornali.

A questo punto rivaluterà anche Moggi.

Moggi ha avuto una colpa: vincere senza fare debiti. Non lo sopportavano più. Sono amico di Luciano da trent'anni, abbiamo però storie diverse. Quello che ci unisce è la passione per il calcio, che non vuol dire sedersi in tribuna la domenica. Il calcio si fa in sede, nello spogliatoio, lungo il tunnel d'ingresso. Il campo è una parte, l'ultima. Non potevamo piacere a quelli delle tribune vip.

Perché no?

Perché ci interessiamo al calcio vero. Non siamo intenditori d'arte, non ascoltiamo la lirica, abbiamo un italiano "vulgare" e siamo pure brutti.

Alé.

Guardi che l'immagine ci ha danneggiati sul serio. Per certe anime candide eravamo brutti, impresentabili. Moggi il boss, io il mostro di Firenze. Gente del popolo, ma le assicuro che qualche buona lettura alle spalle la possiedo.

Purtroppo la sua teoria non si applica a Giraudo, esponente della borghesia torinese.

A Moggi e Giraudo non hanno perdonato di continuare a vincere senza indebitarsi. Il castello è crollato quando hanno rifiutato di passare al Milan. Con Berlusconi alle spalle, sarebbe stato diverso. Anche in Via Turati, io credo, c'è chi ha guardato con sollievo allo scandalo scoppiato.

La prego solamente di non tirare fuori la storia di Telecom, altrimenti esauriamo il repertorio del "complottismo"?

Lei Dice? Scusi, ma chi faceva le intercettazioni? Le pare logico che nemmeno un dirigente dell'Inter abbia mai chiamato il designatore? Suvvia. Peraltro era lecito, allora. Il sistema, se sistema c'è stato, si basava su tre forza: Juve, Milan e Inter. Lo sapevano tutti, ma proprio tutti.

Dal suo punto di vista, cos'è stata Calciopoli?

E' scoppiata con una valanga di illeciti presunti. Alla fine si è limitato a uno asserito e inutile: Lecce-Parma. Anzi, mezzo illecito, visto che in Camera di Conciliazione i dirigenti viola sono stati assolti e io condannato, come se il beneficiario unico fosse Mazzini. Le ripeto quanto detto al sottosegretario Lolli.

Prego?

Gli ho detto: "Ora avete la possibilità di voltare pagina,di ripulire il calcio italiano". Non lo si è fatto. Si è cambiato posto alle pedine e basta. Si sarebbe dovuto intervenire sull'autonomia arbitrale e della Giustizia Sportiva. Restano poi irrisolti il problema dei procuratori, taluni veri signori del pallone, e delle risorse destinate all'impiantistica e alla valorizzazione dei settori giovanili.

In questo strano puzzle Italia, che tessera occuperà Mazzini se assolto a Napoli?

Aspettiamo. A 62 anni sto lottando per rialzare la testa, senza la compassione della gente. Preferisco ricordare ciò che ho fatto nella lunga carriera di dirigente. L'introduzione dei test di sangue e urine per una lotta incisiva al doping. E la gestione del Club Italia fino a poche settimane prima di Berlino 2006. Ma anche il fatto di essere stato il vicepresidente indicato dalla Lega professionisti:evidentemente non ero così malvisto.

Quelli che....

(clicca qui per legger l'esclusiva iniziativa del team)
....Non mollano

Nasce il terzo tempo


"Abbiamo molto apprezzato l'iniziativa della Fiorentina nella gara contro l'Inter".
Questo ha fatto saper ufficialmente Matarrese, tanto che alla ripresa del campionato dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio dei campionati di serie A e B, il cosiddetto "terzo tempo" diventerà una consuetudine su tutti i campi dei campionati italiani.

Finalmente anche il calcio del nuovo millennio riesce a partorire un'iniziativa degna di applauso, copiandola da uno sport come il Rugby che tanto ha da insegnare.

Ci crede solo Tuttosport


Parla MARCELLO LIPPI
Marcello Lippi, sbaglio o avrebbe dovuto essere un campionato più democratico?
«Giuro: ad agosto lo pensavo anch’io. Inter favorita, ma non così tiranna come la scorsa stagione».
E invece?
«Difficile scegliere un aggettivo per la prova di forza che ha dato a Firenze. Resto dell’idea che non rivincerà con 22 punti di vantaggio sulla seconda e, per questo, vorrei tanto che qualcuno mi desse una mano».
Un anno fa, Mancini era a più quattro sulla Roma e a più otto sul Palermo. Oggi, in attesa dei recuperi, è a più tre sulla Roma e a più cinque sulla Juventus.
«Vero. Ma la Juve, domani, rischia di scivolare a meno otto».
Infatti. Chi può fermare l’Inter?
«La più accreditata rimane la squadra di Spalletti. Che, non a caso, le ha rosicchiato un punto. La Roma ha allargato la rosa e accentuato l’autostima».
Basterà?
«Non credo, anche se proprio la Roma è l’unica, in Italia, ad averla battuta. Il discorso è più ampio: in una partita, ci può stare che l’Inter sbagli tutto e il suo avversario niente. Ma in una partita. Il campionato è un’altra cosa. E in campionato, questa Inter, l’Inter di Ibrahimovic, deve ancora perdere una partita “vera”: perse a San Siro con la Roma, sì, ma quando ormai aveva lo scudetto in tasca».
Come si può bloccare?
«Non ha punti deboli. Prenda la difesa: una volta era il reparto più a rischio, oggi è il più blindato. Gioca a memoria, chi entra e chi esce garantisce, comunque, un rendimento ottimale».
E poi c’è Ibrahimovic.
«Gol, assist: la differenza rispetto al passato e agli avversari».
La Juventus?
«Con il Milan, a San Siro, ha disputato un signor match. Grandissima personalità. Pareggia un po’ troppo, è vero, ma lasciatela giocare con tutti i migliori per undici-dodici gare di fila e poi ne riparliamo».
Allude agli acciacchi di Camoranesi?
«Anche. È una pedina fondamentale. Con lui, il centrocampo ha un volto; senza, un altro».
Cosa pensa del mistero Tiago?
«Non penso niente. Fiducia totale in Ranieri, allenatore che stimo molto».
Il Milan?«Tredici punti di ritardo cominciano a essere tanti. Paga gli infortuni di Ronaldo. Al netto di Champions e Mondiale per club, credo che il suo obiettivo sia ormai il quarto posto. A gennaio, in ogni modo, risalirà: Pato è davvero un ragazzo in gamba».
La Fiorentina, l’Udinese?
«Squadre frizzanti. A Firenze sono ai vertici da tre anni. A Udine, Marino gioca col tridente, nel solco di Zaccheroni. Ma per lo scudetto ci vuole altro. Lo sanno».
Insomma: Inter e poi Inter e poi ancora Inter.
«L’unica variabile riguarda la Champions. A primavera, con l’eliminazione diretta, entrerà in una nuova dimensione. Il dentro o fuori si paga, e come. E dal momento che l’Inter cerca a tutti i costi quella consacrazione europea che le manca da una vita, fossi nella Juve non mi darei per vinta. Gli ottavi coinvolgeranno Inter, Roma, Milan. Ranieri non ha coppe. La Champions è l’ultima scialuppa, in tutti i sensi. A patto di non precipitare in classifica a distacchi siderali».
Ibrahimovic escluso, quale giocatore toglierebbe a Mancini per alleggerire il gap?
«Cambiasso. Sa far tutto. Altra categoria. Non ho mai capito il Real: lo lasciò partire a parametro zero, complimenti».
Chi gioca, oggi, il miglior calcio in Europa?
«L’Arsenal. Dicevano che, senza Henry, si sarebbe dissolto. Alla faccia».
In chiave Champions, chi devono temere le nostre?
«Le inglesi. Chelsea, Manchester United, Arsenal, Liverpool (se passa). Il Chelsea, per esempio, ha recuperato la tranquillità di manovra che aveva smarrito».
Le spagnole no?
«Meno. Nel Real, il migliore è sempre Iker Casillas, il portiere. Le ricorrenti panchine di Ronaldinho mi fanno pensare che a Barcellona si sia rotto qualcosa. Il Siviglia è calato. Sarà Italia-Inghilterra».
Il sorteggio di Lucerna?
«Molto più eccitante di quello sudafricano. Abbiamo un gruppo formidabile. Ha presente Glasgow? Dopo la vittoria, e la relativa qualificazione, saltavano e si abbracciavano con Donadoni come se avessero vinto chissà cosa. Viceversa, erano, e sono, campioni del Mondo. Mi dia retta: se la fame regge, non ce ne sarà per nessuno».
Il suo futuro?
«Mi ero inflitto una sorta di pensione anticipata ma adesso, sinceramente, mi sono rotto le scatole. Allenare squadre in corsa, non mi piace. Decido tra febbraio e marzo. E la prossima stagione, torno. Al cento per cento».
Notizie da Londra?
«Mi ha cercato qualche società, non la Nazionale: dicono che in pole ci sia Capello».

Parla LUCIANO MOGGI
In molti si stanno allineando alle mie "posizioni precampionato", circa la sicura conferma dell'Inter in vetta alla serie A. In realtà non è mia intenzione somministrare lezioni di tecnica e previsioni quindi... cambio soggetto e indico in Fabio Capello l'unico che, più o meno come me, ha indicato fin da agosto i nerazzurri come sicuri vincitori del campionato in corso.
L'Inter è più forte dello scorso anno e, soprattutto, più consapevole della propria forza; una consapevolezza che - sono pienamente d'accordo con Capello - deriva dalla presenza in campo di un certo Ibrahimovic.
Nessuno dell'Inter deve sentirsi sminuito da questa valutazione: nè i giocatori (la forza la fa la squadra), nè dirigenti e tecnici (un anno e mezzo fa hanno sfruttato l'occasione sottraendo alla Juve - decapitata il gioiello svedese oltre a Vieira). Questi valori aggiunti hanno trasformato la già solida Inter in un'armata invincibile, ponendo Mancini nella condizione di superare senza danni anche una sequela preoccupante di infortuni.