giovedì 31 gennaio 2008

B. & B.


La Juventus è fuori dalla Coppa Italia, eliminata dai "nemici" storici dell'Inter per mano di una strepitosa prova di un 17enne.
Nonostante il grande orgoglio messo in campo dalla formazione bianconera è evidente la nettissima differenza qualitativa tra la due rose.
Se da una parte i rincalzi si chiamano futuri campioni come Balotelli, dall'altra a guidare la Juve B ci sono, senza offesa, i Birindelli e i Belardi.
Nel calcio così come nella vita, prim'ancora che saper vincer bisogna saper perdere.
E questa Juventus nonostante il cuore che i giocatori mettono in campo ad ogni partita è destinata a perdere (o forse termine più giusto "non vincere") e per molto tempo finchè non verrà riallestita una rosa in grado di poter competere su tutti i fronti.
Non oso pensare dove sarebbe ora la formazione bianconera se avesse dovuto partecipare anche ad una competizione internazionale. Non oso.
Vanno investite grandi somme. Va rifatta una squadra degna del nome Juventus.
Le basi ci sono.

venerdì 25 gennaio 2008

La coppia più bella del mondo


Dentro un cortile dove pure Inter e Roma si erano divertite pochissimo, pareggiando dopo gli incubi, la Juve razzia tutto, restando avvinghiata ai posti che portano alla Champions League. Incerottati, e senza la polizza Buffon, i bianconeri giocano una delle prime partite col piglio della grande: fanno fatica, all’inizio, e rischiano pure la vita, ma alla fine ammazzano la sfida alla prima occasione grazie ad Alessandro Del Piero e David Trezeguet.

In manette la maga di Moratti


Il presidente dell’Inter la consultava prima delle partite

"Al 3° giorno il Candido parlò"

LIBERO 25 Gennaio 2008
LETTERA DI UN LETTORE A LUCIANO MOGGI
Gentile signor MOGGI Le scrivo per commentare l’ennesima perla di giornalismo dell’ex direttore della Gazzetta , Candido Cannavò.Il giorno 23-01-2008 l’esimio giornalista, orbene, ha scritto un editoriale dal titolo “ Inter sotto tiro –Arbitri deboli ma senza schede”.Il signor Cannavò, dunque, sostiene nel suddetto articolo che vi sia un accanimento mediatico contro l’Inter per i presunti errori arbitrali a favore della stessa. Rileva, inoltre , che la classe arbitrale odierna commette tali errori perché vittima della cosiddetta “ Sudditanza psicologica” verso la squadra più forte .A tale arguta disamina, però, il giornalista premette una “ discriminante decisiva” : “Oggi gli arbitri non hanno in tasca le schede telefoniche straniere illegali e clandestine. Doni gentili e non disinteressati che , nelle passate gestioni , contaminavano gli errori degli arbitri e li sottraevano alla fatalità”. Invita , poi, gli arbitri a liberarsi dalla sudditanza , facendo giungere loro il messaggio che la Gazzetta li difenderà sempre senza schede telefoniche.Rivolgendosi, infine, all’amico Massimo Moratti scrive : “ Quanto a Moratti , comprendo la rabbia ed indignazione nel vedere la sua Inter bersagliata . Ma è quello che lui sognava da oltre un decennio………” Tra l’altro credevo che il signor Cannavò conoscesse in modo approfondito le stesse decisioni della CAF e della Corte Federale. Mi sbagliavo.Ho provato, quindi, a rileggere le delibere che hanno condannato e smantellato la Cupola che infestava il mondo del calcio, nella pia speranza di trovare, nelle motivazioni, traccia delle famigerate schede telefoniche straniere .Nulla.Come è possibile che un giornalista preparato ed integerrimo possa aver commesso tale errore ? In quale Sentenza definitiva della Suprema Corte di Cassazione è stato sancito che Luciano Moggi regalava schede straniere agli arbitri?A me , umile cittadino italiano, hanno insegnato che i Giornalisti devono , nell’esercizio della loro professione, riportare fatti e circostanze corrispondenti al vero ed hanno il dovere di conoscere le Leggi e la Costituzione. Sulla linea difensiva nei confronti dell’attuale classe arbitrale, diretta da Collina, mi piace ricordare all’onesto Cannavò che nel più grande scandalo calcistico del secolo ( qui prendo in prestito le sue parole) ha avuto piena cittadinanza , anche, l’attuale designatore per le sue frequentazioni in ristoranti nei giorni di chiusura.Restando in tema, inoltre, sarebbe interessante conoscere il parere di Cannavò sulle cene a casa Bergamo dei dirigenti dell’Inter. Mi auguro che anche in questo caso non si tratti di mere circostanze legate al fato.Per quanto riguarda , infine, la rabbia e la indignazione del signor Moratti nel vedere la sua Inter bersagliata e le parole di grande comprensione del signor Cannavò , ritengo che anche in questo caso le circostanze di fatto i dicano altro: non è pervenuta , in questi giorni, alcuna dichiarazione del signor Moratti che lasci presagire rabbia ed indignazione. Quando imperversavano , invece, le fantomatiche schede telefoniche ed Ibrahimovic giocava nella Juventus , il signor Moratti era sempre davanti alle telecamere a gridare la sua indignazione ed a lodare le mirabolanti imprese di giocatori clandestini ( Tribunale di Udine –Sentenza definitiva ) con passaporti acquisiti nei mercati sudamericani.
Avv. Antonio Molentino
RISPOSTA DI LUCIANO MOGGI
Stavolta la gestazione è stata lunga : Cannavò ha aspettato il mercoledì per scendere in campo. Evidentemente aveva bisogno di tempo per pensare, per trovare una giustificazione verosimile atta a difendere la causa nerazzurra. Meglio far sbollire i bollori, avrà pensato.ET VOILA' , tre giorni dopo trova la soluzione.Ma sì, la sudditanza è riaffiorata e con essa la "cagnara" ( ma che brutta eleganza signor Cannavò) " scaturita anche dall'ingiustizia espressa dal risultato" ( alla buonora). Ma l'importante -aggiunge-non viene da queste cose, ma dalle schede telefoniche che non ci sono più. Ecco la trovata da " fatemi capire".Cannavò non dice che l'Inter aveva TELECOM al suo fianco , anzi nel suo CDA, addirittura con gli stessi personaggi che duplicavano , dall'una e dall'altra parte, le cariche societarie. Al Candido tutto questo non interessa : lui è quello delle crociate a senso unico e delle spiegazioni di comodo. Il rigore non accordato? Il doppio errore di Gervasoni e dell'assistente Lanciano? Si tratta di un semplice " caso diabolico , non un furto"E poi ecco la classica chiusura allo zucchero dedicata a Moratti ; Cannavò comprende la sua rabbia ed indignazione nel vedere l'Inter bersagliata.Ma è quello che lui sognava: prendersi finalmente le gioie , le collere, le invidie che confluiscono sulla squadra che domina.Perchè il potere attrae , ma non gli si perdona nulla.Che immaggine sconvolgente.Peccato che non l'abbia attribuita a suo tempo alla Juve.Già , la situazione che vive oggi Moratti è esattamente la stessa che viveva la JUVE: una squadra che dominava per la sua superiorità tecnica e che veniva sempre messa all'indice ad ogni errore arbitrale. La differenza ( per la Gazzetta) è che oggi sono errori , allora erano furti.Rimando Cannavò alle dichiarazioni di Vieri . Domanda: " La Juve di Vieri era più forte perchè aveva alle spalle il " mondo Moggi"? Risposta , secca e tagliente: No era più forte perchè aveva i giocatori più forti. Se IBRA e VIERA fossero ancora a Torino la Juve continuerebbe a vincere".Agli Interisti che adesso si sentono offesi per essere paragonati a quella JUVE , dico che per capire cosa si prova dovevano evidentemente diventare più forti.Comunque hanno tutto il tempo per chiedere scusa.E ancora leggo: "Moratti è amareggiato per la veemenza di certe reazioni e che la sua Inter intende vincere senza alcun tipo di aiuto".Questo può essere l'intento , ma i fatti sono altri e la Gazzetta , a denti stretti, ha dovuto ammeterli.E allora prima leggiamo "della legge del più forte", che era esattamente quella della JUVE, e poi degli "inevitabili errori arbitrali", ma imprimendovi qui la " parola magica" , la chiamano "casualità".Chiaro dunque il raffronto scontro : i favori oggi all'Inter sono casuali quelli alla JUVE erano ...altro.Sarebbe il caso di chiedere un pò più di serietà ( e anche serenità) anche se riconosco le difficoltà di chi prova ad arrampicarsi sugli specchi per evitare che quelli dell'Inter possano " essere confusi con il sistema di ieri". Si noti la parola " sistema", mentre sarebbe stato assai più serio dire che gli errori ci sono oggi come c'erano ieri.P.S: Per concludere passa ad altro.Quella di ieri sera è stata una giornata campale per il futuro politico del nostro PAESE. In questo senso mi auguro che il Senatore GENTILE , ultimamente distolto dalle vicende della squadra dilettantistica del Sibilla Bacoli, abbia avuto il tempo di abbandonare le cose frivole per tornare a valutare cose molto più serie nelle aule del Senato della Repubblica.

Indovina chi


giovedì 24 gennaio 2008

Cuore Juve




Non ci sono nè vincitori e nè vinti nel primo derby d’Italia, valevole per i quarti di finale di Tim Cup.
Finisce 2-2 ma è la Juve a fare un notevole passo verso la semifinale.
Non è una partita entusiasmante ma non certo avara di emozioni.
I bianconeri per buona parte della partita confermano di essere ancora lontani dall’Inter e in superiorità numerica (nerazzurri in 10 per l’espulsione di Burdisso dopo soli 8’), riescono a prendere due gol da un avversario che si limita solo a fare l’ordinaria amministrazione ma che infierisce con il solito Julio Cruz.

La squadra di Ranieri conferma nell’occasione delle due reti subite tutti i limiti del reparto difensivo.
Poi però i bianconeri tirano fuori il cuore e nel finale riescono a riequilibrare una partita già persa grazie a Del Piero e a un improvvisato goleador, Boumsong.

mercoledì 23 gennaio 2008

"Come due bambini...."


"Totti e Nesta sono come due bambini che hanno il mal di pancia per saltare l'interrogazione".
E' la metafora che il ct azzurro Roberto Donadoni ha usato in occasione di un incontro con i ragazzi delle scuole medie di Cisano Bergamasco.

Il "nuovo" calcio pulito

"Avvocato, quanto ci manchi"


«Mi manca da juventino e da capitano, e credo che manchi allo sport italiano in genere. Era una persona speciale, capace di dare entusiasmo, di esaltare una sana rivalità, con quelle battute piccanti che alla fine lasciavano un sorriso. Era un bel calcio, quello…».

LA PRIMA VOLTA - Il capitano bianconero racconta il suo primo incontro con l'Avvocato: «Ricordo la prima volta che l’ho incontrato, ero giovanissimo, avevo diciotto anni, durante il ritiro di Villar Perosa siamo andati nella sua villa, dove ci ospitò per un quarto d’ora. Forse non sapeva neanche chi fossi, anzi… da grande intenditore lo sapeva. Ma, giustamente, ha chiacchierato e parlato con i grandi giocatori di allora, non con me. Non era mai banale, qualsiasi telefonata, qualsiasi chiacchierata, riusciva sempre a sorprenderti».

OGGI SENZA L'AVVOCATO - Se Agnelli fosse ancora vivo «sarebbe molto molto orgoglioso di noi, avrebbe sottolineato la forza e la grandezza di chi è rimasto, della squadra dell’anno scorso che, in mezzo a tante difficoltà, è riuscita a fare una stagione fenomenale e a riportare la Juventus in serie A. Se lui fosse ancora qui molte cose non sarebbero mai capitate, e non parlo solo dell’anno scorso».

lunedì 21 gennaio 2008

Pazzesco Ranieri


"Ho sempre detto che non siamo a livello delle 4-5 che lo scorso anno sono arrivate in Champions e in Uefa ma, noi continueremo a pronunciare la parola Scudetto perchè è un obiettivo a cui si punta per crescita normale di questa società. Cercheremo di dare sempre il massimo per mettere una piattaforma e poi cercheremo di migliorarci"
.
Praticamente ha ammesso di aver pronunciato la parola Scudetto senza mai averci creduto ma solo per stimolare l'ambiente.
E ai tifosi illusi da simili precedenti dichiarazioni (non certo io ) però cosa ha da dire?

Inter, non così




Coraggio Roberto


Ti sono vicino.

venerdì 18 gennaio 2008

Juve, guardati le spalle


E allora aveva ragione Buffon. Era la vigilia di Natale, la Juve aveva appena battuto il Siena, il tacchino doveva ancora finire nel forno e dal balcone bianconero si vedeva persino la coda dell’Inter. Roba da perdere (e, secondo qualcuno, anche prendere) la testa. Ma quella sera il numero uno azzurro gelò la platea: «Lasciamo perdere lo scudetto, perché prima o poi arriverà anche il momento no. E guardiamoci dal Milan». Detto fatto: un mese dopo, o giù di lì, la Juve è ancora terza, ma il peso specifico del piazzamento è cambiato. Pari a Catania con un rigore nel recupero; pari ieri senza uno straccio di gol e dopo novantacinque minuti di calcio ruminato, di inutili e monotoni assalti.
Ora la Juve è a un bivio, questi uomini potrebbero non bastare per resistere alla tempeste della zona champions. Terzo o quarto posto, è questo l’obiettivo:
non centrarlo, sarebbe un fallimento.

L'asso di Ranieri..


"John Elkann ha promesso investimenti e fa piacere saperlo: poi toccherà a noi gestire bene i soldi che avremo a disposizione.
Una cosa è sicura: prima di firmare il contratto ho voluto conoscere bene il progetto ed è un progetto vincente. Investiremo per portare alla Juventus un vero fuoriclasse".

mercoledì 16 gennaio 2008

Indovina chi



Oggi è il turno di Amauri, che sarebbe senza dubbio un buonissimo acquisto.
Ma leggo di un'offerta (18 milioni di euro più Palladino) che definire folle sarebbe un complimento.
Con la possibilità poi di eventuali inserimenti di Marchisio e Criscito.

Vabbè, i giornali sportivi nel 95% delle notizie sul calciomercato si inventano falsi scoop.
Ma a me è quel restante 5% che preoccupa in questo caso....

Iaquinta, che grinta


Forse mai così brutta, orripilante dietro, ma con un orgoglio che scala montagne, la Juve ribalta l’Empoli 5-3 e s’infila nei quarti di Coppa Italia, trascinata da un grande Iaquinta.
Alla luce però delle prestazioni di Molinaro, Boumsong e Grygera e dell'infortunio di Chiellini, che lo terrà fuori dai campi per almeno 1 mese, mi chiedo:
era proprio necessario rimandare Criscito in prestito?

martedì 15 gennaio 2008

Indovina chi


Oscar, non mollare


"Mai avrei immaginato di svegliarmi un giorno e apprendere che un ragazzo senza gambe è avvantaggiato"
Luca Pancalli


"Gli e' stato permesso di partecipare a tanti meeting di atletica, di correre con i normodotati e dopo i primi risultati, le pacche sulle spalle e i complimenti gli si e' negata la possibilita' di partecipare alle Olimpiadi. Nasce il sospetto che sia diventato un personaggio scomodo. Forse non si rendono conto delle difficolta' che deve superare Pistorius per allenarsi. So cosa vuol dire muoversi con delle protesi, del dolore e delle piaghe che queste producono. Esistono doping molto piu' efficaci! Con tutti i guai che ha lo sport di oggi...."
Alex Zanardi

lunedì 14 gennaio 2008

domenica 13 gennaio 2008

"Altro che scudetto"






Poteva non esser il capitano, la bandiera Alex Del Piero, l’unico filo conduttore dell’era pre, durante e post Triade, a non dare l’esempio? Certamente no.
“Ma quale scudetto! Qui c’è da lavorare e tanto”. Mai parole furono più sagge.
E’ un caso, inoltre, secondo voi che Buffon, Nedved e Del Piero sono stati gli unici che mai hanno creduto all’ipotesi tricolore?Assolutamente no. Loro che da sempre sono abituati ad aver accanto campioni veri, sapevano che si poteva far un grande campionato, come d’altronde si sta facendo, ma che mai si sarebbe potuto competere contro la corazzata Inter.
In tal senso, avete visto Ibrahimovic di cosa è capace?
Ricordo poche cessioni in vita mia che hanno cambiato le gerarchie sul tavolo in maniera così netta come nel caso dello svedese.
La Juventus ha sbagliato totalmente due sessioni di calciomercato consecutive eppure è lì a giocarsela per i primi posti, escluso il primo.
Ma quanto potrà bastare questo ai propri tifosi abituati da sempre a lottare per vincere e non a partecipare?
A Gennaio, a quanto pare, si è deciso di non comprare nessuno(qualcuno maliziosamente potrebbe dire: vedendo gli stranieri comprati negli ultimi 2 anni, meglio così!).
Ma a Giugno se la Juve vorrà tornare a competere, e per davvero, dovrà spendere e tanto.
Basta false promesse. Stadio si, stadio no.
I campioni veri costano, come nel caso di Ibra o Pato. Ma i campioni fanno la differenza.
Comprare 2 giocatori al prezzo di 1 (Almiron + Tiago) non ha mai fatto vincere nessuno.
Moratti insegna.
Se la Juventus vuole davvero tornare a lottare per vincere e non a partecipare, c’è assoluto bisogno di comprare almeno 4 campioni di fama internazionale.
Inutile fare nomi adesso. Ma non basteranno parametri zero, giovani di grandi prospettive future, e la somma di buoni giocatori.
Ci vogliono campioni. Quelli veri. Quelli affamati.Non con tutto il rispetto, Andrade, Boumsong, Tiago ed Almiron.
Se questa Juve sta lottando per il vertice è solo grazie ai residui campioni sopravvissuti allo sterminio di Calciopoli sommati alla voglia di tanti bravi ragazzi emergenti (Nocerino, Molinaro, Palladino).
Ma Molinaro non è Zambrotta. E mai lo sarà.Così come Palladino non sarà mai Ibra (se penso ad alcuni accostamenti dello scorso anno rabbrividisco).
La politica dei giovani fa ben sperare se ti chiami Udinese, Sampdoria o Fiorentina.Ma se ti chiami Juve ai giovani devi sommare i campioni.Quelli con la “C” maiuscola. Quelli come Pato, che appena li vedi giocare ti fanno esclamare:“Mamma mia…”.
Se poi vai a pensare anche che dei 5 samurai, BUFFON-CAMORANESI-DEL PIERO-TREZEGUET-NEDVED, il solo Buffon ha età inferiore ai 30 anni….
Inutile ora però starsi a piangere addosso. C’è da rimboccarsi le maniche, bandire la parola scudetto dal vocabolario di Tuttosport, Ranieri e Trezeguet, ripartire subito e guardarsi soprattutto le spalle.
Per il futuro non resta che sperare, andando contro a tutti i falsi perbenisti di questa sempre più falsa nazione, che Secco non telefoni più a Moggi.
Ma che ci si incontri direttamente di persona per chiedere consigli su come operare in merito alle strategie di mercato future.
Chiedere un consiglio ad una persona qualificata non è mai stato, e mai sarà reato.
“Dai Juve! Rimboccati le maniche. Ma quale scudetto? C’è tanto da lavorare….”

venerdì 11 gennaio 2008

"Avrei fatto un'altra Juve"


Deschamps, ormai si è abituato alla vita da disoccupato?
Si sta bene anche senza calcio.
L’esperienza con la Juve le ha insegnato molto?
Sì tanto. E mi ha anche traumatizzato per come si è conclusa. Anche per questo non ho ripreso a lavorare subito, dovevo smaltire la delusione.
Si è mai pentito di essere andato via?
No. Ho un certo carattere e riconosco che non mi aiuta nei rapporti. Ma quando prendo una decisione non torno indietro. Ammetto che dovrei essere più flessibile. Dopo aver vissuto l’avventura della B è stata dura lasciare la squadra nel momento più bello. Non sentivo fiducia, i soldi non erano un problema. Mi consolo: le esperienze negative servono per cambiare.
Lei aveva chiesto la luna in fatto di acquisti?
Ho chiesto tre giocatori. Tre bravissimi per una Juve che potesse competere con tutti.
Nomi?
Ne avevo indicati parecchi. Fra questi Toni, Tourè e Gabriel Milito.
Tiago e Almiron?
Non erano sulla mia lista. Li hanno voluti a ogni costo, ma ormai è una faccenda che non mi riguarda più.
Cosa offre oggi il mercato francese?
Molto nel reparto attaccanti. Il vero fenomeno del momento è Benzema. Mai visto uno così a vent’anni. Fa tutto: prima e seconda punta, è eccezionale nella rapidità di movimenti. Ed è uno con la testa sul collo. Crescerà ancora.

Sogni bianconeri....



Fatelo correre



E' sempre al centro del mondo dell'atletica.
I sogni di Oscar Pistorius, l'atleta che corre con due protesi al posto delle gambe, potrebbero continuare.
La Iaaf non ancora ha deciso se consentire al ragazzo di partecipare alle Olimpiadi rinviando la "sentenza".
Per Luca Pancalli, presidente del comitato paraolimpico potrebbe essere un segnale positivo:
"Può darsi che gli permettano di partecipare".
FATELO PARTECIPARE

giovedì 10 gennaio 2008

Indovina chi

Che ne sarà di Tuttosport?

COMUNICATO DELL’EDITORE DI TUTTOSPORT
Con il numero del 9 Gennaio 2008 Giancarlo Padovan, dopo 5 anni di intenso e proficuo lavoro, lascia la direzione di Tuttosport.
A lui i sinceri ringraziamenti per l’opera svolta nella convinzione che continuerà come editorialista a mantenere vivo il colloquio con i nostri affezionati lettori.
La direzione del giornale è da oggi affidata a Paolo De Paola: 50 anni, napoletano, apprezzatissimo nel mondo sportivo,
già vice direttore della Gazzetta dello Sport nella quale ha ricoperto in oltre venti anni tutti i ruoli più importanti.
A Paolo De Paola e a tutta la redazione gli auguri di un buon lavoro nella certezza che sapranno preservare i valori di una informazione libera ed autorevole, nel solco della tradizione di Tuttosport.

CINQUE ANNI DI GIOIE
di GIANCARLO PADOVAN

Finisce qui. Cinque anni e tre mesi esatti dopo la prima volta con voi, un cammino nel quale si è snodato e sgranato tanto, quasi tutto. Sono convinto di essere un uomo fortunato, molto fortunato, perché a Tuttosport
sono rimasto per un periodo consecutivo lunghissimo. Eccetto tre direttori ( Piero Dardanello, Giglio Panza e Carlin Bergoglio), dei dodici che mi hanno preceduto nessuno ha potuto prendere un tempo così vasto ( e che per me è coinciso an che con i 60 anni della testata), nessuno ha avuto il privilegio di raccontare una vita sportiva tanto ricca e concentrata di avvenimenti. Su tutti, il ritorno dell’Olimpiade in Italia – dopo Cortina ( 1956) e Roma ( 1960) – e proprio a Torino, non un posto qualsiasi, ma nella città dove Tuttosport ha la redazione centrale e nel territorio di cui è espressione e identità. Sullo stesso piano, almeno per risonanza dell’evento, metto la Nazionale azzurra di Marcello Lippi, campione del Mondo per la quarta volta, a 24 anni da Spagna ’ 82.
Sono stati anche anni di battaglie dure e di posizioni scomode, prova ne sia ( e i lettori lo sanno) la controversa e con traddittoria vicenda impropriamente chiamata Calciopoli (solo i posteri potranno esprimere un giudizio definitivo su colpevoli, condannati, innocenti, intoccati) che ha decretato la retrocessione in serie B della Juventus, fatto senza precedenti non solo nell’ultracentenaria storia del club, ma anche nella storia del la serie A.
Sono stati giorni di gaudiose sofferenze e mesi di aspri con fronti. Prima, durante, dopo la doppia promozione del Toro – dalla B alla A con Cimminelli e Romero, il rischio-sparizione, la resurrezione grazie al lodo- Petrucci e alla guida di Urbano Cairo –, due cavalcate acrobatiche ed esaltanti per arrivare degnamente alla stagione del centenario. Il sommo Gian Paolo Ormezzano mi ha detto che lui, da direttore, è largamente in vantaggio su me e altri per ché il suo Tuttosport fu testimone dell’ultimo scudetto grana ta. Ha ragione. Perciò auguro a Paolo De Paola – da domani quattordicesimo direttore del nostro giornale – di battere an che quel primato. A Paolo va tutta la mia stima e il mio affetto per il nuovo incarico, consapevole come sono dell’altezza del suo profilo professionale e, quindi, della bontà della scelta compiuta dall’Editore. Devo a Roberto Amodei se sono diventato direttore di quotidiano, ci voleva coraggio a credere in uno come me e lui l’ha avuto. Spero di aver ripagato la sua fiducia. Non mi sono mai posto il problema della schiena dritta ( espressione non so se più patetica o retorica), ma di dire sempre quel che pen so e di lavorare tanto. Quelli che hanno vissuto queste sta gioni accanto a me sanno che così è stato e così sarà.
Sono sicuro, al pari dei miei compagni di lavoro, tutti, dal vice direttore allo staff dei capi redattori e dei capi servizio, dai redattori ai collaboratori, di lasciare in solide mani un giorna le che nell’ultimo anno ha venduto in edicola 120 mila copie media- giorno, il 5 per cento in più dell’anno precedente. Felice di aver confezionato – con il determinante apporto dei colleghi della tipografia, dell’ufficio tecnico, della segreteria, dell’amministrazione, della diffusione, del marketing e dei centri stampa – un prodotto che ha incontrato il gradimento dei lettori, ormai prossimi alla fatidica cifra del milione, nono posto assoluto nella graduatoria italiana dei quotidiani stilata da Au dipress all’ultimo rilevamento.
Ho un solo rimpianto: essermi accorto tardi di chi fosse e di quanto valesse Giorgio Borri, nostro compagno di scalata quotidiana, morto il 10 agosto del 2006. Nonostante fosse molto malato, è rimasto al suo posto fino a pochissimi giorni dall’epilogo, perché il giornale era la sua casa e se adesso fosse qui sottoscriverebbe di buon grado – lui così ironico e salace – la massima di un collega america no:
«Diffidate dei giornalisti che dicono di aver dato una vita al giornalismo. E’ il giornalismo che ha dato una vita a loro » .
Finisce qui. Senza ipocrisie e senza indulgenze, senza paura o esitazioni. Ho il ciglio asciutto e la certezza di non essere piaciuto a tutti. Sinceramente, ora più di prima, sarei preoccupato del contrario. Non avrei creato il solco. E’ lì che va gettato il seme.

martedì 8 gennaio 2008

Hodgson vuole Boumsong


Il nuovo manager del Fulham, Roy Hodgson, ha messo gli occhi su Boumsong.

Quando la classe non è acqua.
C'è ancora qualcuno che si domanda perchè l'Inter per anni non ha vinto niente?

Mi piace ricordare sopratutto ai più piccoli che Mr. Roy, tanto caro a sua Onestà Moratti durante la sua gestione tecnica all'Inter, è quel genio che ha preferito Pistone a Roberto Carlos.

"Sono io l'ala sinistra..."


MARCO TRAVAGLIO:
«SONO IO L’ALA SINISTRA CHE HA FATTO GOL A MOGGI»
Fonte :“Corriere della Sera”

Marco Travaglio, lei era l’ala sinistra o la mezz’ala destra? Spieghiamo: nel ’98, per le edizioni Kaos, uscì «Lucky Luciano, intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano», biografia dell’ex dg della Juventus uscita anonima, o meglio con le firme «ala sinistra e mezz’ala destra». Dunque: uno dei due era lei?

«Sì, non faccio mistero di aver partecipato, per la parte giudiziaria, alla scrittura di quel libro, assieme a due giornalisti sportivi che hanno avuto l’idea e a un terzo che si è aggiunto in corso d’opera».

Perché la scelta di non firmarsi?

«Il problema non era mio, ma dei giornalisti sportivi: quando è uscito il libro, scrivere queste cose voleva dire smettere di seguire la Juventus e la Nazionale. So che Moggi ha cercato di capire più volte chi erano i colleghi, ma posso dire che era fuori strada».

Come è stato accolto il libro, che ora è stato aggiornato con le intercettazioni?

«Nel silenzio: non è stato recensito da nessuno. Per carità, non voglio fare il martire: non ho potuto partecipare a qualche conferenza stampa, mi hanno denunciato per la questione del doping, hanno perso la causa ed è finito tutto lì. Moggi era molto andreottiano in questo: polemizzava di rado, ti uccideva con il silenzio».

Da quest’ultimo scandalo secondo lei è emerso qualcosa di nuovo, oppure si sapeva già com’era il calcio?

«Pur pensando tutto il male possibile, non credevo che Moggi fosse riuscito a mettere in piedi un sistema così perfetto. Che avesse giornalisti amici si sapeva, che c’erano alcuni arbitri più vicini alla Juve anche, che il fattore farmaci sia stato determinante per la Juve di Lippi ne ero sicuro, però che Moggi arrivasse a commissionare le designazioni o a decidere le griglie proprio non lo sospettavo».

Com’era il sistema Moggi?

«Così raffinato da rendere inutile la corruzione. Non servivano più i soldi, non serviva più regalare gli orologi agli arbitri: bastava la sua sola amicizia o inimicizia a decidere la carriera di un arbitro. Se questo sbagliava a suo favore gli faceva avere buoni voti e il fuorigioco di 50 metri da Biscardi diventava di 5 centimetri; se invece sbagliava contro di lui lo fermava quattro mesi. La prova lampante di questo potere è la telefonata di Pisanu: ma a lei sarebbe mai venuto in mente che il ministro dell’Interno per salvare la Torres dovesse chiamare Moggi? Uno pensava che, al massimo, ci si rivolgesse a lui per bloccare un giocatore sul mercato».

Come viene descritto Moggi nel libro?

«Come un uomo dalle molte vite. Ho sempre pensato fosse uno di fiuto, molto spregiudicato e altrettanto ruspante, e questo era il suo lato più simpatico. Era il Moggi che, quando era al Torino, procurava terne di prostitute alle terne arbitrali: un uomo attento ai dettagli. Dalle intercettazioni esce un altro Moggi, quasi violento nel gestire il potere: meno simpatico».

Come giudica le sentenze della Caf?

«Giusta per la Juve, anche se forse era più adatta la C. Poi sarebbe giusta per Lazio e Fiorentina se il Milan fosse andato in B con più punti di penalizzazione di loro: perché Juve e Milan erano due facce della stessa medaglia. Certo, Berlusconi non avrebbe mai messo Meani nel cda. E il fatto che Moggi, uno che l’Avvocato chiamava "lo stalliere", sia entrato in un luogo quasi sacrale come il consiglio d’amministrazione della Juventus dove prima c’era il conte Cavalli d’Olivola, ha dell’incredibile».

lunedì 7 gennaio 2008

I peccati di Matarrese


(...Il calcio nuovo che avanza)


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Luciano Moggi su LIBERO 6/1/2008
.
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"I peccati di Matarrese,l'ex amico che ama le poltrone e si dimentica del passato

Antonio Matarrese mi ha dedicato attenzione nei pensieri di fine anno con la cattiva eleganza che lo contraddistingue e, soprattutto, con scarsa memoria.

Abbarbicato alla sua poltrona, Matarrese ("i morti fanno parte del sistema" in riferimento alla morte dell'ispettore Raciti ) mi da' del "disperato", a me e a chi parla con me.
Classico caso di chi vuol liberarsi non di un personaggio scomodo, ma di un testimone scomodo.
Evidentemente Matarrese non ricorda i viaggi a Torino e le suppliche rivolte al sottoscritto e a Giraudo ("io sono un amico vostro, aiutatemi"), il tutto per tornare a spadroneggiare in Lega.
Qualcuno ricordera' che durante la prima presidenza Galliani (2002-2004) fu creata appositamente una carica (vicepresidente vicario della Lega), per saziare la sua sete insopprimibile di potere.
Matarrese ha dimenticato questi percorsi, parla di mele marce e dice di non volersi "sporcare con questi personaggi".
Chi e' senza peccato scagli la prima pietra.
Da vecchio boiardo DC (cinque legislature con poche presenze nelle aule parlamentari), non appena risale sulla sedia dimentica i compagni di viaggio.
Un anno fa, subito dopo l'elezione a presidente della Lega, riservo' a coloro che lo avevano eletto una valutazione sconcertante,"i miei presidenti?Ci sono imbecilli e molti millantatori", truccata sotto la premessa che "pero' non c'erano delinquenti".
Matarrese, che e' anche quello del clamoroso fallimento Gioco Calcio, si accoda ora a chi vorrebbe impedirmi di vivere e anche solo di parlare, meglio farebbe a valutare le cose con animo meno esacerbato e una dose minima di imparzialita'.
Vada a rileggersi le conclusioni del processo sportivo, quando lo stesso Sandulli ha dovuto riconoscere che non era emerso nessun illecito, ma solo comportamenti inquadrabili nell'articolo 1 del codice sportivo. Una situazione che non sara' certo del processo ordinario, davanti al quale mi sento garantito e ho piena fiducia.
Per qualcuno non potrei sentire gli amici che mi sono rimasti (e sono tanti, anzi tantissimi), non potrei dare suggerimenti a chi me li chiede (suggerimenti,non ordini).
Matarrese ha gia' stabilito il suo "j'accuse", senza riserve, senza esitazioni, senza dubbi.
A questo punto il dubbio e' che si e' formata un'intesa tra potenti e potentati per far fuori i pochi bravi nel calcio.
Mi chiedo perche' mai Matarrese non citi tra le "mele marce" il suo amico-nemico Carraro, perche' metta sempre in mezzo il sottoscritto come se fossi stato l'unico dirigente della Juventus?
Quanto poi all'immagine del "disperato", evidentemente Matarrese ha fatto dei sogni, perche' io sono invece ben presente a me stesso tanto che nei suoi confronti ho deciso di presentare querela con relativa richiesta danni.
Caro Antonio, racconta un po' dei tuoi rapporti con personaggi che sono dovuti espatriare, racconta delle telefonate con quelle persone di casa-Juve con le quali adesso ti sporcheresti solo a parlarne. Allora, non ti sporcavi. Racconta quando recentemente in Lega sei stato sfiduciato.
Avevi detto "se l'assemblea al completo non sara' tutta con me, mi dimettero' " altro che dimetterti, ti sei incollato alla poltrona, com'e' tua abitudine.
Potresti anche raccontare delle tua breve avventura alla presidenza dell'UNIRE, dove ti avevano mandato e fatto eleggere quelli che ti avevano suggerito di darti all'ippica, ma poco dopo hanno mandato a correre te, non i cavalli.
E vivaddio tu l'hai ammesso "mi hanno fatto fuori in pochi mesi".
Caro Antonio, quelli dell'UNIRE ti avevano scoperto. Qualcuno nel calcio non l'ha ancora capito; ma per fortuna il calcio non e' fatto solo di persone come te. C'e' anche di meglio. La tua non e' solo l'insopprimibile voglia di scrivania ma e' anche l'inestinguibile voglia di parlare.
Tanto ti dovevo, con gli auguri che il 2008 ti possa, portare a riflettere prima di parlare e offendere persone che hai sempre ritenuto amiche (almeno cosi' dicevi).
Tranquilli amici bianconeri, Moggi al processo di Napoli fara' saltare diverse poltrone in Figc e Lega.
L'ha detto pure la Stefanova " il 2008 sara'un anno di grandi stravolgimenti.
Anzi, di terremoti istituzionali.
Ci saranno cambi al vertice della Lega calcio e della Figc.
Come non sara' un anno facile per Collina: potrebbe dimettersi.

domenica 6 gennaio 2008

Indovina chi



"Dobbiamo fare ancora di più"



Dopo Juventus-Siena, ultima gara del 2007, Claudio Ranieri aveva detto di puntare ancora allo scudetto. Pensiero con cui ha aperto anche il 2008 davanti a microfoni e taccuini dei giornalisti. Dallo Juventus Center di Vinovo, il tecnico romano ha fatto il punto sulla condizione della squadra e ha posto gli obiettivi per la seconda parte della stagione.
"La Juventus sta facendo bene, su questo non ci piove, ma la Juve deve provare a fare ancora di piu', deve dare il massimo. Dobbiamo incrementare la media di punti se vogliamo ambire a qualcosa di piu' importante. Dobbiamo lottare soprattutto contro noi stessi. L'obiettivo e' sempre quello di ridurre il divario dalle altre e di arrivare primi".
Il punto di partenza sara' soprattutto il recupero degli infortunati.
"I margini di miglioramento sono notevoli. Ci sono giocatori che ho avuto poco, cito su tutti Camoranesi. Ma anche Marchionni ha subito una frattura ad inizio preparazione. Per cui mi aspetto qualcosa in piu' da parte di tutti. Siamo davanti all'ippodromo (il centro di allenamento bianconero si trova davanti all'Ippodromo di Vinovo, ndr), abbiamo fatto il primo rettilineo bene, dobbiamo fare bene anche il curvone dell'inverno per essere messi in buona posizione sul rettilineo finale in primavera".
Sul rettilineo finale potrebbe anche rientrare il Milan, una delle squadre piu' temute da Ranieri. "Non lo vedo a fine campionato fuori dalle prime quattro posizioni. Il primo obiettivo della stagione l'hanno centrato e in attesa della ripresa della Champions League punteranno sul campionato. Pensare il Milan fuori dalle prime quattro sarebbe assurdo".