mercoledì 30 aprile 2008

Indovina chi....

....affiancherà Sissoko.


Aquilani, Keita, Xabi Alonso, Lucho Gonzalez, Hamsik.

Chi più ne ha, più ne metta....

Diavolo Rosso



Nella semifinale di ritorno di Champions all'Old Trafford, i Red Devils battono 1-0 il Barcellona. Decide un gran tiro di Scholes al 14'. Ai catalani non basta uno splendido Messi. La squadra di Ferguson affronterà la vincente di Chelsea-Liverpool nella prima finale tutta inglese.

L'uomo che ha deciso questo match, Paul Scholes è uno di quei giocatori che non puoi che adorare, per forza.
Mai una polemica, mai una volta la gamba tirata indietro, sempre e solo professionalità, abbinata a grande tecnica e quantità.
Uno di quelli che poi ti chiedi :
"Ma da quant'è che questo gioca a grandi livelli?Ma quanti anni ha?"
Un giocatore che sempre avrei voluto vedere in maglia bianconera.
Ma in fondo è giusto che nel calcio mercenario del 2000 esistano ancora bandiere di cui i tifosi possono andare fieri.
Se passate da Manchester chiedete ad un tifoso dei Red Devils cosa pensa del "Rosso".
Uno di quei campioni che speri sempre che non si ritirino mai....

"Ha pagato solo la Juve"

Nei miei cinque anni e tre mesi a Torino, sono stato l’unico dei tredici direttori di Tuttosport a raccontare la stagione della Juventus in serie B e tutto ciò che l’ha determinata.
E’ e resterà un primato assoluto che nessuno – ne sono certo – potrà neppure tentare di strapparmi.
Primo, perché credo che la Juventus mai più retrocederà in serie B (o, come accadde, venga nuovamente retrocessa a tavolino).
Secondo, perché quando successe, fui commiserato e molti profetizzarono, se non la chiusura, almeno un drastico ridimensionamento del giornale.
In quei giorni di primavera del 2006, eravamo proprio alla fine di aprile, mi sentii gravato da un’enorme responsabilità, ben maggiore di quella che normalmente pesa su un direttore di giornale, uomo che – per definizione - è sempre solo al comando e sempre con la morte in tasca (parlo della morte professionale, naturalmente).
Si trattava di affrontare la più grave congiuntura del mondo del calcio italiano, colpito da uno scandalo madornale (anche se non il più grave della sua storia per chi ricordi il 1980, che produsse una quindicina di arresti, appena fuori dagli spogliatoi, tra giocatori e dirigenti, oltre a Milan e Lazio declassati in serie B e i rossoneri per la prima volta), non solo a ridosso di un appuntamento planetario come la Coppa del Mondo in Germania, ma anche e soprattutto fiaccato nella sua credibilità: la maggiore imputata, infatti, era la Juventus. Cioé la società più titolata d’Italia, la squadra che nell’ultimo decennio più aveva vinto e maggiormente si era imposta come modello di organizzazione e gestione. Inoltre – ed era questo a farmi rabbrividire – quella che può contare sul maggior numero di tifosi in Italia. Prima della rabbia per la fondatezza delle accuse e per il trattamento mediatico che si stava allestendo – un clima forcaiolo senza garanzie e con un grado di giudizio sportivo arbitrariamente abolito dal Commissario straordinario Guido Rossi – mi immaginai lo sconcerto, la delusione, l’amarezza e l’autentico dolore del pubblico juventino. Temevo che su quelli finisse ripiegato.
Abbozzammo l’idea di una reazione pubblica, di un atto che restituisse dignità ai successi sul campo, che risvegliasse il senso di appartenenza. Fu come provocare un terremoto. Gli scudetti che sembravano essere visti dagli juventini con snobismo per la semplice ragione di averne vinti tanti, furono difesi a spada tratta, contestata apertamente la patetica linea difensiva dell’avvocato e della società, sollecitato il ricorso al Tar.
Mai nel popolo bianconero si era aperta una mobilitazione tanto vasta e tanto profonda, mai si era percepita una solidarietà tanto estesa.
Mai, per esempio, avremmo pensato di veder i tifosi della Juve marciare per le vie di Torino alla fine di luglio, dopo essersi ritrovati in oltre ventimila provenienti da tutta Italia.Tuttosport seppe diventare il terreno di confronto privilegiato, un giornale che si distinse per diversità rispetto all’appiattito panorama della stampa italiana, colpevolista a prescindere e spesso incapace di attenersi esclusivamente ai fatti. Fummo i primi a scrivere che in quello scandalo c’entrava anche il Milan (e in che misura lo si vide) e che la Fiorentina, stando agli atti, era la più pesantemente coinvolta. Purtroppo sia la ricerca della verità (dimenticati e sottovalutati i colloqui tra un dirigente dell’Inter e Paolo Bergamo a proposito dell’assegnazione di un arbitro internazionale, come le molte pressioni denunciate dallo stesso Bergamo dall’intero del mondo calcistico), sia l’equità delle pene non furono minimamente rispettate.
L’unica a pagare, coerentemente con l’impianto accusatorio allestito e nonostante la mancanza totale di almeno una contestazione di illecito, fu la Juve: due scudetti in meno; estromissione dalle Coppe; retrocessione in serie B; penalizzazione. Nessuno prima di allora era stato punito così duramente.
Ammesso che quella sentenza fosse legittima, perché altri se la cavarono senza retrocedere? Perché il Milan conservò il diritto, giustamente contestato dall’Uefa, di partecipare alla Champions League, poi addirittura vinta sul campo? Perché gli scandali precedenti e successivi, dai passaporti truccati alle palesi irregolarità amministrative, non conoscono lo stesso rigore?Aspetto. Ma se da tempo conosco le risposte: pretestuose, ipocrite, farisaiche, disoneste.

Giancarlo Padovan

venerdì 25 aprile 2008

La terza stella.....





Scuote la testa, Giovanni Cobolli Gigli, e apre il palmo delle mani, come dire «andiamoci piano», quando presentando le medaglie della Juve si fermano a ventisette scudetti: «Non ne ha ventisette - precisa qualche minuto dopo il presidente bianconero dal palco - perché nel suo cuore e nei piedi dei suoi campioni ce ne sono ventinove. E quei due sono stati tolti per colpe che qualcuno ha deciso di attribuirci».
Basta, per innescare l’applauso più rumoroso dentro al piccolo teatro sociale di Alba, nel cuore delle Langhe, sessanta chilometri da Torino, dove Cobolli Gigli e Claudio Ranieri sono ospiti di Vinum. Dentro la Juve e fra la sua gente, non c’è il presentimento di catastrofe imminente che s’aggirava nel 2006, ma fastidio sì. Mica è un caso se il presidente, fra battute sulla passione per il vino («capita ne beva più un bicchiere di troppo che un bicchiere di meno»), ricordi il deferimento che ha colpito la Juve mercoledì, «per responsabilità diretta» nelle attività di Luciano Moggi. Senza una domanda, un’imbeccata, il messaggio decolla in automatico:
«Qualcuno - dice - sta pensando nuovamente di portare la Juve in ambienti non di calcio: la vostra preoccupazione, è la mia. Però, abbiamo già espiato: e non è più il momento di pagare, ma sarebbe ora di concentrarci sullo sport. Siamo convinti di aver già pagato un prezzo molto salato. Così come i nostri campioni e quelli costretti a lasciarci, sono convinti di aver vinto quegli scudetti sul campo, con onestà e gloria sportiva». Applausi.
Non ci sono più di cento persone, dentro al teatro, ma paiono un buon campione dei tifosi bianconeri che, da due giorni, affidano la loro rabbia ai blog su internet o alle discussioni per la strada. Impregnate di cattivissimi pensieri, illazioni e indimostrabili sospetti: proprio ora sparano sulla Juve - è la tesi - con la Champions in mano e il Milan lontano.
Calciopoli non è mai stata digerita, se mai ci fosse qualche dubbio.
«Queste sono cose che ho sentito in giro, ma alle quali ovviamente non posso assolutamente credere. Altrimenti non sarei qui a fare il presidente», taglia via tutto Cobolli Gigli. Il fastidio per un nuovo processo, pur con rischi assai minori, resta, ancor più con l’annuncio arrivato sullo sprint della stagione: «Sono cose che non si augurerebbe di ripetere. Ma la risposta della squadra e del tecnico sarà una determinazione ancora maggiore». Questa volta, c’è però la convinzione di uscire senza danni: «Noi rispettiamo l’ufficio indagini, ma siamo convinti di aver pagato un prezzo molto alto per le eventuali vicende create da una precedente gestione, fatti che io non ho ancora capito cosa siano stati, ma che ci sono stati. Ma, ripeto, abbiamo pagato, con la retrocessione in serie B, la penalizzazione, due scudetti: ripercussioni sportive drammatiche». Insomma, per quel campionato 2004-05 colpito prima dalle sentenze, poi cementato dall’arbitrato, nulla può più essere sanzionato: «A noi sembra un conto che abbiamo ampiamente forfetizzato». Intanto, si prepara comunque la linea difensiva: «Quando gli avvocati avranno letto tutta la documentazione, armeremo le forze per far valere le nostre ragioni». S’è armata, la Juve, anche per il duello di mercato con il Milan, gonfiato dalla parole dell’ad bianconero Jean Claude Blanc sul possibile acquisto del centrocampista francese dell’Arsenal, Mathieu Flamini: «Noi faremo la Champions, il Milan non lo so», aveva detto. «Ma noi abbiamo il massimo rispetto del Milan, e la battuta di Blanc penso sia stata mal interpretata», spiega Cobolli Gigli che ha telefonato a Galliani, riannodando i rapporti diplomatici. E se per Amauri l’affare è ben avviato («stiamo trattando»), l’impressione è che per Flamini si sia fatta difficile. Anche se le parole del presidente che paiono calzare per la situazione del francese, erano dedicate a un’analisi generale: «Non facciamo aste, non ci piace gettare via i soldi dalla finestra». Quindi, nessuna follia: «Non c’è un tetto salariale, però siamo una società quotata che si autofinanzia. Allora, sappiamo quanto possiamo spendere». Per uno come Flamini, forse meno, di quel che chiede.Una telefonata di Moggi, per capire cosa è successo con Calciopoli: è il desiderio espresso da Marcello Lippi, ct dell’Italia campione del mondo nel 2006. «Mi farebbe piacere se Moggi mi telefonasse - ha detto Lippi, a Sky - e mi spiegasse cosa è veramente successo in questi ultimi due anni, perchè io non lo so». Lippi ha lavorato con Moggi nella Juventus dal 1994, primo anno per entrambi, al ‘99 vincendo tre Scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppa italiana, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale. Lippi tornò poi alla Juve (sempre com Moggi) nel 2001 per vincere in tre stagioni altri 2 scudetti e 2 Supercoppe Italiane. Lasciò per la panchina azzurra, gli subentrò Fabio Capello. Che vinse due titoli, cancellati da Calciopoli, in due anni. A Lippi non resta che lasciare libero il telefono.

giovedì 24 aprile 2008

Guardar avanti dimenticar mai

Continueranno a voler farci credere che Calciopoli è stato un processo vero e che la Juventus meritava di subire tutto quello che ha subito.
Ma a noi, che sin dal primo giorno abbiamo capito che il Processo era un Farsa, non ci piegheranno mai.
Perchè ricordate, come diceva Lincoln:
"Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo" 

mercoledì 23 aprile 2008

Che la farsa continui...


CALCIOPOLI: RAPPORTI CON ARBITRI, DEFERITI MOGGI E FABIANI

La Procura federale ha emesso nuovi deferimenti a carico di Moggi e di altri dirigenti e arbitri in merito alla vicenda Calciopoli.
L'ex direttore generale della Juventus è stato deferito "per avere costituito nel corso della stagione 2004/2005 in concorso con Mariano Fabiani un sistema di comunicazioni riservate con associati Aia, fornendo ad alcuni di essi, direttamente o per interposta persona, schede telefoniche di gestori stranieri e per essersi avvalso personalmente di tale forma di comunicazione riservata".
Moggi è stato deferito anche per aver svolto fino alla stagione 2005-2006, quando ancora era ancora tesserato dalla Juve, "funzioni di fatto di dirigente del Messina, collaborando con i suoi dirigenti, Franza, Fabiani e Bonsignore".
Con Moggi sono stati deferiti gli stessi Fabiani, oggi dirigente della Salernitana, Franza e Bonsignore, per responsabilità oggettiva la Juventus e il Messina.
Il procuratore federale ha deferito inoltre gli arbitri Gianluca Paparesta, Romeo Paparesta, Tiziano Pieri, Salvatore Racalbuto, Stefano Cassarà, Antonio Dattilo, Paolo Bertini, Marco Gabriele, Massimo De Santis, Marcello Ambrosino "per avere utilizzato schede telefoniche di gestori stranieri e per essersi così avvalsi del sistema di comunicazioni riservati costituito da Moggi e Fabiani".

C'eravamo tanto amati...


Tutto è cominciato con Flamini. Ma ora Juve e Milan si guardano in cagnesco anche per Amauri e Borriello. In via Turati in particolare non hanno gradito l’incontro di domenica a Bergamo tra il d.s, bianconero Alessio Secco e Tiberio Cavalleri, agente di Marco Borriello.
Il d.s. bianconero ha chiesto informazioni sul capocannoniere del campionato ora al Genoa (in comproprietà). Ma non ha fatto altrettanto con la dirigenza rossonera.
Uno sgarbo secondo la dirigenza rossonera, proprietaria dell’altra metà del cartellino dell’attaccante.
E l’adrenalina è salita ancor di più dopo la lettura dei giornali.
La frase dell’a.d. juventino Jean Claude Blanc sulla scelta di Flamini, "La Juve è in Champions, il Milan no", suscita una replica al vetriolo.
"Il club campione del mondo non può replicare ad una neopromossa".

lunedì 21 aprile 2008

I fatti, non le parole.



Avrei voluto scrivere questo pezzo dopo una sconfitta della Juventus, o dopo errori tattici da rinfacciare a Ranieri.
Lo faccio invece adesso.
Troppo facile penserà qualcuno. Non mi importa.
Voglio render il giusto merito ad un allenatore su cui sono stato molto scettico sin dall’inizio e che tutt’ora a volte mi lascia perplesso e mi fa arrabbiare per talune scelte tattiche.
Ma di fronte ai numeri c’è poco da obiettare.
La stagione della Juventus di quest’anno è un capolavoro.
Più di quello che si sta ottenendo sul campo, non si sarebbe obiettivamente potuto ricevere.
A Ranieri va dato quindi il giusto merito di aver preso una neopromossa e di aver quadrato il cerchio in pochissimo tempo, rendendola subito competitiva a partire sin dalle prime giornate.
E’ vero, in primis ha pensato (forse anche troppo) a quadrare la fase difensiva e in tante partite ha rinunciato, molto spesso a torto, alla qualità privilegiando la quantità.
Di queste scelte però ne ha pagato le conseguenze con le tantissime critiche ricevute durante il corso del campionato.
Gli si è contestato inoltre la mancanza di qualità di gioco.
Bisogna esser onesti però e rimarcare che se in assenza di Camoranesi ad impostare il gioco ci pensano Nocerino, Tiago o Almiron la colpa non può esser solo la sua.
Questa Juventus ha bisogno tantissimo di innesti di qualità. E non ne basteranno un paio.
Il crollo fisico e lo spaventoso numero di infortuni dell’Inter avuti nella seconda parte del campionato non deve ingannare:
con Vieira, Cambiasso, Ibra, Samuel, Cordoba ecc…questa Inter dista ancora tantissimo.
Quindi è giustissimo confermare Ranieri e dargli la possibilità di scegliere giocatori (come fatto anche con il suo pupillo Sissoko) che possano migliorare il tasso di qualità di gioco della squadra bianconera nel futuro.
L’anno prossimo poi sarà il vero banco d’esame per il Mister.
Perché la Juventus partirà nuovamente per vincere.
A Torino, lottare 2 anni consecutivi solo per il gradino più basso del podio non è assolutamente consentito.
Quindi tra il calciomercato estivo prossimo e le scelte future di Ranieri vedremo se il tecnico trasteverino compirà finalmente quel salto di qualità che gli possa consentire di rinfacciare a tutti i suoi detrattori quella frase che da sempre lo accompagna:
“non ha mai vinto niente di importante”.
Per chiudere, poi, sempre tornando in temi di fatti:
dove sono finiti tutti coloro che da 10 anni a questa parte ad ogni minimo calo fisico del capitano, sono pronti a contestare Del Piero?
Capitano e Campione con la C maiuscola.
E anche le perplessità al riguardo degli ingaggi strappati nel corso della sua carriera sono solo cattiverie di chi non ha il coraggio di ammettere che questo giocatore è un Fenomeno vero.
Uno che ogni volta che lo critichi è lì pronto a tirare fuori la lingua per risponderti:
“tiè, questa è per te!”
Uno che ogni volta che cade, sai già che quando si rialzerà tornerà più forte di prima.
E allora che la Juve del futuro riparta da Ranieri e da Del Piero.
Perché nella vita contano i fatti. Non le parole.

giovedì 17 aprile 2008

Per una volta....

"Se Cassano avesse mandato a quel paese l'arbitro come ha fatto Totti con Rizzoli, gli avrebbero dato cinque giornate di squalifica".
Roberto Mancini

"Sui fatti di Udine ho già detto quel che pensavo, non ho risposto e non rispondo più sull'episodio e sulle critiche successive: per me è un argomento chiuso. So che girano voci secondo le quali avrei mancato di rispetto all'allenatore dell'Inter Mancini: nulla di più falso. Io non ho parlato e non parlo di quel che è successo domenica e dei suoi seguiti".
Francesco Totti

"A me sembra che Mancini abbia le idee un po' confuse, infatti si era dimesso e poi ci ha ripensato. Mi sembra che abbia problemi ben più gravi di gestione, i vaffa gli arrivano dai suoi giocato­ri".
Bruno Conti

"Totti mi sta simpatico come ragazzo e mi piace come calciatore ma non ha bisogno della badante. Io resto del mio parere, ma a mio avviso Conti è stato molto maleducato rivolgendosi in quei termini, ha tirato in ballo cose che non c'entravano niente. Quando lo vedrò glielo farò presente".
Roberto Mancini Bis

Non sò voi, ma per una volta mi sento di esser d'accordo con Roberto Mancini.
L'allenatore dell'Inter ha solamente espresso, finalmente, un concetto serio:
al posto di Totti ci fosse stato Cassano, o altro giocatore, avrebbe preso 5 giornate di squalifica.
E' incredibile come l'As Roma, i tifosi, la stampa romana e tutto ciò che circonda Totti sia sempre pronto a difendere questo giocatore anche quando è indifendibile.

Trovo assolutamente incredibile poi, la difesa di Bruno Conti.
E c'è ancora chi si domanda perchè un campione come Totti, non è mai stato un vero leader?

Semplice, nessuno l'ha mai fatto crescere imparando dai suoi errori.
Gli si è sempre giustificato tutto.
Sempre parte lesa, mai colpevole.