mercoledì 5 dicembre 2007

"Il doping è la miglior cura"


Eufemiano Fuentes non smette di stupire.

Il medico, uomo chiave della "Operacion Puerto", non perde l'occasione per le sue provocazioni in fatto di doping.

"In alcuni casi i prodotti considerati dopanti sono la miglior cura. Il ciclista è come un minatore, rischia e lo sa, il medico deve aiutarlo perchè non si può correre una gara come la Vuelta solamente mangiando pane e acqua. I grandi giri dovrebbero modificarsi".

Sul caso Puerta, il giocatore del Siviglia scomparso poco tempo fa, si è espresso invece così : "soffriva di una patologia cardiaca che non è stata diagnosticata se non con l'autopsia. Si investe poco nella prevenzione e c'è molta ipocrisia".

"Non è cambiato nulla. Anzi..."


«Dopo calciopoli non è cambiato nulla, anzi forse il calcio è addirittura peggiorato».

È il pensiero del procuratore Franco Zavaglia a Radio Incontro.
«Prima c’erano controlli, ora non più perchè si pensa che sia tutto risanato.
Il calcio è sempre stato così, siamo andati avanti allo stesso modo per anni e si continuerà sempre così. Di personaggi forti ce ne sono stati sempre nel passato, anche prima di Moggi. Adesso in molti vorrebbero imitare Moggi per prendere il suo posto, ma con le sue competenze e le sue amicizie nei meandri nel calcio ancora non c’è nessuno in giro.

È rimasto tutto uguale; solo quelli legati direttamente a Moggi e alla Juventus hanno pagato, mentre tutti gli altri sono ancora ai loro posti.
Questa storia finirà in una bolla di sapone».

Superpippo



L`assist di Cafu contro il Celtic ha regalato a SuperPippo il trono d`Europa.

Ennesimo sigillo in Champions League, e Inzaghi raggiunge quota 63 reti nelle competizioni UEFA, superando Gerd Müller al vertice della classifica dei cannonieri delle competizioni UEFA
(62 centri per il bomber tedesco).

Trentaquattro anni suonati, ma la voglia e` sempre quella di un ragazzino.

Doppietta nella rivincita di Atene contro il Liverpool, sigillo a San Siro con il Benfica nella prima uscita europea della stagione, doppietta a Donetsk, ora e` la volta del Celtic, e` la volta del record assoluto.

Sempre in rete, sempre decisivo.

Superpippo detiene da tempo anche il primato di miglior marcatore italiano nella graduatoria dei cannonieri di sempre in Champions League: 42 i suoi centri. Nel mirino Henry e Shevchenko, e se andra` avanti su questi ritmi, c`e` da scommetterci che li raggiungera` presto.

I numeri si commentano da soli.

Considero Filippo Inzaghi il più forte attaccante, "scarso tecnicamente", degli ultimi 30 anni.
Forse non è capace nemmeno di palleggiare, i suoi movimenti sono goffi, ma non ho mai visto un giocatore così poco tecnico esser decisivo in questo modo.

La sua fame di goal è unica.

Dovrebbe esser presa ad esempio da tutti.

martedì 4 dicembre 2007

"Han avuto la colpa di vincer"


Mazzini: "Non sono il mostro di Firenze"

Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata a Matteo Marani del Guerin Sportivo da Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente federale invischiato in Calciopoli.

Partiamo dall'attualità. Il 15 dicembre c'è l'udienza preliminare a Napoli per Calciopoli. Cosa succederà?

E' la partita decisiva. Per molti è meglio che venga condannato, non so se tutti hanno la coscienza pulita sulla mia vicenda. Qui ha vinto il Gattopardo: hanno mandato via quattro persone per lasciare la baronia al suo posto.Ha deciso di parlare solo adesso alla vigilia del processo. Non si può credere a una coincidenza.

Molti dei suoi colleghi mi hanno chiesto interviste in questo anno e mezzo. Faccio prima a dire molte testate nazionali e tutte quelle di Firenze. Ma rischiavo di passare per patetico. "Porello, hai visto che fine ha fatto?". Ho preferito dedicarmi alla giallistica, ai romanzi storici. Ho spento la tv e non ho comprato quotidiani: tanto era sempre la stessa musica.

Non tirerà fuori la storia del complotto mediatico.

Invece sì. Sono stato condannato sui giornali prima che in tribunale. Ho persino rivalutato Marco Travaglio: certi attacchi lui li ha sempre fatti. I voltagabbana sono altri: vada a vedersi le collezioni del passato e capirà. Un'ipotesi di accusa è diventata condanna sulla stampa.

Ha querelato qualche giornalista?

Uno. Aveva parlato di me come dello stalliere di Moggi.

Lasciamo un attimo da parte le questioni legali. Mi dica chi le ha procurato la più grande delusione.

I big della Lega Dilettanti.

Sta parlando di Tavecchio?

Di tutti. Pensavo che quell'ambiente mi fosse vicino. Invece, a parte poche eccezioni, tra cui l'intero movimento toscano, nessuno si è fatto sentire. Nemmeno una telefonata. Ulivieri è stato l'unico ad avere il coraggio di esprimersi pubblicamente in mio favore.

Il telefono non suona più: già sentita.

Muto: avevano paura di essere intercettati.

Conferma di avere avuti problemi a girare per Firenze?

Gli amici veri mi hanno consigliato di andarmene in montagna. Firenze è la seconda ferita. Mi hanno fatto passare per l'affossatore della Fiorentina, quando fui io a salvarla dall'Eccellenza. Il fallimento di Cecchi Gori l'avrebbe costretta a ripartire da lì. E la salvai una seconda volta.

Quando, scusi?

In Consiglio federale i Dilettanti votarono a favore della promozione diretta dei Viola dalla C1 alla B. Si chieda perché.

Insomma, si considera un benefattore.

Sono uno che sta nel calcio da 25 anni. Non è un mondo facile, non si è mai abbastanza capaci. La mia esperienza ha permesso ai Della Valle di entrarvi senza buttare soldi. Vennero loro a incontrarmi a Coverciano per chiedermi consigli a tutto campo. Lo ricorderei al sindaco e a certi amiconi di allora che oggi fanno finta di non vedermi.

Non l'hanno però aiutata le intercettazioni: si riferiva ai fratelli Della Valle come "buco e buchino". Considera amichevole ironizzare sui gusti sessuali?

Addirittura affettuoso. A Firenze si dice: quello è un bu'one e non c'entrano le inclinazioni sessuali. Se non si è nati qui è difficile comprendere il linguaggio canzonatorio, di presa in giro, anche cruda. Me lo hanno rinfacciato, ma non sanno cosa sia il lecciso toscano.

Non esageriamo, Mazzini. Lei parlava con presidenti, in questo caso in un italiano inequivocabile, assicurando loro aggiustamenti. Ha presente i dialoghi con Lotito?

Ha fatto bene a tirarlo fuori. Lotito mi chiamava dall'alba a notte fonda. Era ossessionato dalla paura del complotto.

E tu che gli rispondevi per toglierlo dalle scatole?

"Tranquillo, ci penso io". Mai fatto, però. la differenza è se chiami l'arbitro e non c'è nemmeno un'intercettazione.

Ci sono però quelle di Bergamo.

Lasci perdere. Bergamo è stato uno dei più bravi dirigenti di calcio che ha avuto l'Italia negli ultimi vent'anni. Se in Germania non ci hanno mandato un Moreno, è anche merito del suo lavoro alla Fifa. Per sei anni, come designatore, è stato sulla poltrona più calda d'Italia. Collina ci sta da quattro mesi e già gli brucia, nonostante l'appoggio di tutti i giornali.

A questo punto rivaluterà anche Moggi.

Moggi ha avuto una colpa: vincere senza fare debiti. Non lo sopportavano più. Sono amico di Luciano da trent'anni, abbiamo però storie diverse. Quello che ci unisce è la passione per il calcio, che non vuol dire sedersi in tribuna la domenica. Il calcio si fa in sede, nello spogliatoio, lungo il tunnel d'ingresso. Il campo è una parte, l'ultima. Non potevamo piacere a quelli delle tribune vip.

Perché no?

Perché ci interessiamo al calcio vero. Non siamo intenditori d'arte, non ascoltiamo la lirica, abbiamo un italiano "vulgare" e siamo pure brutti.

Alé.

Guardi che l'immagine ci ha danneggiati sul serio. Per certe anime candide eravamo brutti, impresentabili. Moggi il boss, io il mostro di Firenze. Gente del popolo, ma le assicuro che qualche buona lettura alle spalle la possiedo.

Purtroppo la sua teoria non si applica a Giraudo, esponente della borghesia torinese.

A Moggi e Giraudo non hanno perdonato di continuare a vincere senza indebitarsi. Il castello è crollato quando hanno rifiutato di passare al Milan. Con Berlusconi alle spalle, sarebbe stato diverso. Anche in Via Turati, io credo, c'è chi ha guardato con sollievo allo scandalo scoppiato.

La prego solamente di non tirare fuori la storia di Telecom, altrimenti esauriamo il repertorio del "complottismo"?

Lei Dice? Scusi, ma chi faceva le intercettazioni? Le pare logico che nemmeno un dirigente dell'Inter abbia mai chiamato il designatore? Suvvia. Peraltro era lecito, allora. Il sistema, se sistema c'è stato, si basava su tre forza: Juve, Milan e Inter. Lo sapevano tutti, ma proprio tutti.

Dal suo punto di vista, cos'è stata Calciopoli?

E' scoppiata con una valanga di illeciti presunti. Alla fine si è limitato a uno asserito e inutile: Lecce-Parma. Anzi, mezzo illecito, visto che in Camera di Conciliazione i dirigenti viola sono stati assolti e io condannato, come se il beneficiario unico fosse Mazzini. Le ripeto quanto detto al sottosegretario Lolli.

Prego?

Gli ho detto: "Ora avete la possibilità di voltare pagina,di ripulire il calcio italiano". Non lo si è fatto. Si è cambiato posto alle pedine e basta. Si sarebbe dovuto intervenire sull'autonomia arbitrale e della Giustizia Sportiva. Restano poi irrisolti il problema dei procuratori, taluni veri signori del pallone, e delle risorse destinate all'impiantistica e alla valorizzazione dei settori giovanili.

In questo strano puzzle Italia, che tessera occuperà Mazzini se assolto a Napoli?

Aspettiamo. A 62 anni sto lottando per rialzare la testa, senza la compassione della gente. Preferisco ricordare ciò che ho fatto nella lunga carriera di dirigente. L'introduzione dei test di sangue e urine per una lotta incisiva al doping. E la gestione del Club Italia fino a poche settimane prima di Berlino 2006. Ma anche il fatto di essere stato il vicepresidente indicato dalla Lega professionisti:evidentemente non ero così malvisto.

Quelli che....

(clicca qui per legger l'esclusiva iniziativa del team)
....Non mollano

Nasce il terzo tempo


"Abbiamo molto apprezzato l'iniziativa della Fiorentina nella gara contro l'Inter".
Questo ha fatto saper ufficialmente Matarrese, tanto che alla ripresa del campionato dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio dei campionati di serie A e B, il cosiddetto "terzo tempo" diventerà una consuetudine su tutti i campi dei campionati italiani.

Finalmente anche il calcio del nuovo millennio riesce a partorire un'iniziativa degna di applauso, copiandola da uno sport come il Rugby che tanto ha da insegnare.

Ci crede solo Tuttosport


Parla MARCELLO LIPPI
Marcello Lippi, sbaglio o avrebbe dovuto essere un campionato più democratico?
«Giuro: ad agosto lo pensavo anch’io. Inter favorita, ma non così tiranna come la scorsa stagione».
E invece?
«Difficile scegliere un aggettivo per la prova di forza che ha dato a Firenze. Resto dell’idea che non rivincerà con 22 punti di vantaggio sulla seconda e, per questo, vorrei tanto che qualcuno mi desse una mano».
Un anno fa, Mancini era a più quattro sulla Roma e a più otto sul Palermo. Oggi, in attesa dei recuperi, è a più tre sulla Roma e a più cinque sulla Juventus.
«Vero. Ma la Juve, domani, rischia di scivolare a meno otto».
Infatti. Chi può fermare l’Inter?
«La più accreditata rimane la squadra di Spalletti. Che, non a caso, le ha rosicchiato un punto. La Roma ha allargato la rosa e accentuato l’autostima».
Basterà?
«Non credo, anche se proprio la Roma è l’unica, in Italia, ad averla battuta. Il discorso è più ampio: in una partita, ci può stare che l’Inter sbagli tutto e il suo avversario niente. Ma in una partita. Il campionato è un’altra cosa. E in campionato, questa Inter, l’Inter di Ibrahimovic, deve ancora perdere una partita “vera”: perse a San Siro con la Roma, sì, ma quando ormai aveva lo scudetto in tasca».
Come si può bloccare?
«Non ha punti deboli. Prenda la difesa: una volta era il reparto più a rischio, oggi è il più blindato. Gioca a memoria, chi entra e chi esce garantisce, comunque, un rendimento ottimale».
E poi c’è Ibrahimovic.
«Gol, assist: la differenza rispetto al passato e agli avversari».
La Juventus?
«Con il Milan, a San Siro, ha disputato un signor match. Grandissima personalità. Pareggia un po’ troppo, è vero, ma lasciatela giocare con tutti i migliori per undici-dodici gare di fila e poi ne riparliamo».
Allude agli acciacchi di Camoranesi?
«Anche. È una pedina fondamentale. Con lui, il centrocampo ha un volto; senza, un altro».
Cosa pensa del mistero Tiago?
«Non penso niente. Fiducia totale in Ranieri, allenatore che stimo molto».
Il Milan?«Tredici punti di ritardo cominciano a essere tanti. Paga gli infortuni di Ronaldo. Al netto di Champions e Mondiale per club, credo che il suo obiettivo sia ormai il quarto posto. A gennaio, in ogni modo, risalirà: Pato è davvero un ragazzo in gamba».
La Fiorentina, l’Udinese?
«Squadre frizzanti. A Firenze sono ai vertici da tre anni. A Udine, Marino gioca col tridente, nel solco di Zaccheroni. Ma per lo scudetto ci vuole altro. Lo sanno».
Insomma: Inter e poi Inter e poi ancora Inter.
«L’unica variabile riguarda la Champions. A primavera, con l’eliminazione diretta, entrerà in una nuova dimensione. Il dentro o fuori si paga, e come. E dal momento che l’Inter cerca a tutti i costi quella consacrazione europea che le manca da una vita, fossi nella Juve non mi darei per vinta. Gli ottavi coinvolgeranno Inter, Roma, Milan. Ranieri non ha coppe. La Champions è l’ultima scialuppa, in tutti i sensi. A patto di non precipitare in classifica a distacchi siderali».
Ibrahimovic escluso, quale giocatore toglierebbe a Mancini per alleggerire il gap?
«Cambiasso. Sa far tutto. Altra categoria. Non ho mai capito il Real: lo lasciò partire a parametro zero, complimenti».
Chi gioca, oggi, il miglior calcio in Europa?
«L’Arsenal. Dicevano che, senza Henry, si sarebbe dissolto. Alla faccia».
In chiave Champions, chi devono temere le nostre?
«Le inglesi. Chelsea, Manchester United, Arsenal, Liverpool (se passa). Il Chelsea, per esempio, ha recuperato la tranquillità di manovra che aveva smarrito».
Le spagnole no?
«Meno. Nel Real, il migliore è sempre Iker Casillas, il portiere. Le ricorrenti panchine di Ronaldinho mi fanno pensare che a Barcellona si sia rotto qualcosa. Il Siviglia è calato. Sarà Italia-Inghilterra».
Il sorteggio di Lucerna?
«Molto più eccitante di quello sudafricano. Abbiamo un gruppo formidabile. Ha presente Glasgow? Dopo la vittoria, e la relativa qualificazione, saltavano e si abbracciavano con Donadoni come se avessero vinto chissà cosa. Viceversa, erano, e sono, campioni del Mondo. Mi dia retta: se la fame regge, non ce ne sarà per nessuno».
Il suo futuro?
«Mi ero inflitto una sorta di pensione anticipata ma adesso, sinceramente, mi sono rotto le scatole. Allenare squadre in corsa, non mi piace. Decido tra febbraio e marzo. E la prossima stagione, torno. Al cento per cento».
Notizie da Londra?
«Mi ha cercato qualche società, non la Nazionale: dicono che in pole ci sia Capello».

Parla LUCIANO MOGGI
In molti si stanno allineando alle mie "posizioni precampionato", circa la sicura conferma dell'Inter in vetta alla serie A. In realtà non è mia intenzione somministrare lezioni di tecnica e previsioni quindi... cambio soggetto e indico in Fabio Capello l'unico che, più o meno come me, ha indicato fin da agosto i nerazzurri come sicuri vincitori del campionato in corso.
L'Inter è più forte dello scorso anno e, soprattutto, più consapevole della propria forza; una consapevolezza che - sono pienamente d'accordo con Capello - deriva dalla presenza in campo di un certo Ibrahimovic.
Nessuno dell'Inter deve sentirsi sminuito da questa valutazione: nè i giocatori (la forza la fa la squadra), nè dirigenti e tecnici (un anno e mezzo fa hanno sfruttato l'occasione sottraendo alla Juve - decapitata il gioiello svedese oltre a Vieira). Questi valori aggiunti hanno trasformato la già solida Inter in un'armata invincibile, ponendo Mancini nella condizione di superare senza danni anche una sequela preoccupante di infortuni.

lunedì 3 dicembre 2007

Girone di ferro per l'Italia


Sarà un girone di ferro quello dell'Italia ai prossimi Europei.

L'urna non è stata certa benevola con la squadra azzurra che dovrà affrontare

Olanda (9 giugno), Romania (13 giugno) e Francia (17 giugno).

domenica 2 dicembre 2007

Buffon parla chiaro

"In questa stagione non abbiamo mai sfigurato e con questa mentalità riusciremo a fare risultati importanti e dobbiamo continuare così. Sia chiaro però che lo scudetto non è roba per noi"

+ Juve - Milan = L' Inter gode




Clamoroso il fatto che Tuttosport e il Corriere dello Sport titolano nello stesso modo, foto compresa.
"Più Juve che Milan", forse sì. Ma non basta. Perchè alla fine "gode l'Inter", come titola la Pravda Rosa.
Per il commento tecnico sulla partita di ieri mi sento di sottoscrivere totalmente il parere dell'inviato de La Stampa Roberto Beccantini che qui di seguito vi riporto.
Zero a zero e così sia. Brutta partita. Il Milan continua a non vincere a San Siro, la Juventus continua a giocare alla pari con tutti - Roma, Fiorentina, campioni d’Italia e d’Europa - ma fatica a compiere quel salto di qualità che le striscianti ambizioni giustificherebbero. Un palo di Trezeguet, una parata di Dida, un paio di «Buffonate»: il resto, mancia. Difficile, al termine, scegliere il bicchiere mezzo pieno e quello mezzo vuoto.
Il Milan, in casa, è questo: buio pesto, se Kakà o Pirlo non accendono la luce.
Da Ranieri e dalla Juve, che a differenza degli avversari venivano da una settimana liscia, mi sarei aspettato un atteggiamento, come dire?, meno burocratico.
In assenza di Camoranesi, la rinuncia a Del Piero e la scelta di Salihamidzic possono anche spiegarsi con la presenza di Serginho, preferito a Maldini.
Ma allora, visto il tipo di cliente, perché non Marchionni subito?
Il Milan ha ancora Lisbona nelle gambe e il Giappone nella testa, ma la Juve è la Juve. Ancelotti affianca Kakà a Gilardino e offre a Seedorf (esausto) la bacchetta del rifinitore. La partitissima si arrampica sui tornanti di un cigolante equilibrio. Difende quasi a metà campo, la Signorina, scortata nel traffico da Zanetti e Nocerino. Gattuso, lui, si butta sulla destra, un po’ per infastidire Nedved, un po’ per stanare le sentinelle. Su Pirlo ronzano, a turno, Trezeguet e Zanetti, quando, viceversa, basterebbe un Nedved fisso, alla Lippi, per sporcarne il nitore geometrico. Coperte e filtri agevolano il compito delle coppie centrali, Nesta-Kaladze di qua, Legrottaglie-Chiellini di là. Troppi errori, il Milan. Troppi lanci, la Juve.