lunedì 10 dicembre 2007

Inter, non così


Lo strapotere tecnico dell'Inter di quest'anno è sotto gli occhi di tutti ed è indiscutibile.
Dà fastidio però che nelle ultime 2 partite la gara sia stata sbloccata da 2 rigori inesistenti.

Probabilmente, l'Inter, avrebbe vinto facilmente entrambe le gare, ma avesse vinto la Juve in questo modo ora si starebbe gridando al complotto, all'ombra di Moggi.
E i giornalisti e la stampa fanno finta di nulla.
Ma in buona fede, eh.
Mica sono faziosi loro......

http://www.juworld.net/articolo.asp?id=6897

Cuore Juve


Quell’indole che le fa portar via le partite o, al peggio, impattare, quando stanno già spegnendo le luci, la Juve l’ha ormai elevata a regola per il nemico: rispettata ieri da Pavel Nedved, contro l’Atalanta, al minuto 86, con una botta da oltre venti metri, spedita laggiù nell’angolo, dove non ci si arriva.
Dei trenta gol bianconeri, la metà sono stati fabbricati dentro l’ultimo quarto d’ora, nove negli ultimi cinque minuti.
«Significa che questa squadra ha orgoglio - ha spiegato Claudio Ranieri - che ci crede fino all’ultimo. E non è cosa da poco».
«Noi aspiriamo sempre al primo posto, anche se lo scudetto devono perderlo gli altri. Ma se sbagliano, voglio che la Juve sia lì».

venerdì 7 dicembre 2007

Che brutta la Juve B


Di intercambiabili, vista la serataccia di ieri, nella Juve ci sono le maglie. O Giovinco, che per adesso, però, gioca con il nemico (prestito). Senza i piedi extralusso, a Empoli i bianconeri perdono 2-1 l’andata degli ottavi di Coppa Italia, ma non ingannino le cifre, perché i primi 60 minuti sono ai confini della realtà: due gol presi (Pozzi dopo 20’ e Abate in avvio di ripresa), altri rischiati, e zero occasioni. E alla fine, la qualificazione ai quarti diventa scalabile, solo perché Ranieri butta dentro Molinaro, Nocerino e, soprattutto, Iaquinta, che di forza segna una rete delle sue, al 36’ della ripresa, sull’unico lampo di Del Piero, una punizione furba, battuta mentre tutto l’Empoli chiacchierava con Farina. Il resto è stato agghiacciante: «Risultato giusto - ha detto alla fine il presidente Giovanni Cobolli Gigli - sono cose che possono succedere. Una volta, due no».

Drammaticamente, escono dall’evento casuale la sconfitta (4-1) e il pareggio (1-1) fatti contro la Primavera nelle partitelle settimanali. «Non sono uno di quelli che utilizza solo dodici-tredici giocatori», aveva detto Ranieri alla vigilia: ma se queste sono le altre opzioni, lo diventerà. Risultato a parte, che pure non è un dettaglio, lascia di stucco la voglia rarefatta e il furore agonistico ai minimi termini della gente scelta per la missione: la scenografia del «Castellani» era desolante, con tremila persone congelate sugli spalti, ma era pur sempre una chance per cercare di innestare dubbi nella testa del tecnico, quando altre scelte verranno. Zero assoluto. Spaesatissimo Tiago, in balia della tempesta (e di Giovinco) Almiron, pure espulso per proteste, disperso Palladino, lento Del Piero.

Del telaio di serie, erano rimasti in garage Buffon, Chiellini, Nedved, Trezeguet, Zanetti, oltre agli ammaccati Camoranesi e Zebina, mentre Nocerino e Iaquinta erano seduti in panca. Bene, senza questi, non si vince (anzi, si perde), nemmeno contro una delle peggiori squadre del campionato. Che, il 31 ottobre scorso, era stata sepolta 3-0 (tris Trezeguet): ci sarà pure la mano di Malesani, ma soprattutto c’erano altre zampe bianconere. Brutto segnale, insomma:
per tenere fino alla fine ad alta quota, o viaggiare su campionato e Champions, il futuro che s’augura il club, servono cambi affidabili.
«Il progetto Juve va avanti con un gruppo solido - aveva detto nel pomeriggio Cobolli Gigli, in un forum al Corriere dello Sport - sia in società sia sul campo».

Avesse immaginato la nottata, si sarebbe censurato nella parte relativa al prato. Se le alternative sono quelle di ieri sera, anche senza fatiche di Coppa sarà dura tenere la rotta a certe latitudini. Cobolli Gigli, difatti, la parola scudetto l’aggira saggiamente: «Stiamo andando forte in campionato e cercheremo di arrivare al secondo o al terzo posto. Comunque vogliamo entrare in Champions League, perché quella è una competizione che porta prestigio internazionale e forti introiti economici».

Dichiarato bersaglio principale quest’anno, l’Europa (da vincere) resta l’obiettivo anche per quello che verrà: «L’anno prossimo, da tifoso - ha continuato il presidente bianconero - vorrei vincere proprio il trofeo più prestigioso, piuttosto che lo scudetto. Ma non faremo certo delle scelte». Le aveva fatte Ranieri, piazzando un centrocampo a rombo sempre affettato da Giovinco, che ha innescato il primo gol (quasi fantasma, dopo che la palla s’era stampata sulla traversa) e Vannucchi. Così, serviranno tanti rinforzi, in vista del prossimo anno:

«Rinforzeremo la squadra - ha chiuso Cobolli Gigli - e crediamo in Tiago». Detto prima della partita.

giovedì 6 dicembre 2007

"Ciao Juve"


Ecco il commento odierno de "La Stampa" sulla prima vera fuga di quest'anno dell'Inter.
Per l'inviato, il campionato si può considerar già finito.

Strapotere Inter
Mancini: "Ciao Juve"
FABIO VERGNANO
MILANO
L’Inter come Giuseppe Garibaldi. Da Bressanone a Marsala c’è unità. Di consensi. Scudetto quasi assegnato, anche se la Roma non molla la presa e continua a sperare. Ormai pare l’unica a credere che lassù qualcuno prenda una bambola pazzesca. Chi sta dietro, compresa la Juve a -8, se ne faccia una ragione. Dopo la vittoria sulla Lazio nel recupero della partita annullata per la morte di Gabriele Sandri, ormai si lotta per un posto in Champions. È finita così, ma c’è un perché. La squadra di Mancini è la più forte, ma anche la più cinica e determinata: «I bianconeri non hanno le coppe ma noi e la Roma siamo di un’altra caratura».Un aiutino, solo un aiutino. Questo chiedevano gli inquilini del piano di sotto alla Lazio. Un aiutino per sperare, per non riporre le armi prima degli auguri di Natale. La Lazio non ci ha neppure provato a tenere in vita il campionato. Ha firmato la resa quasi prima di giocare. Del resto l’Inter è l’Inter, cioè è come Paperon de Paperoni: è ricca, ma non le basta mai. Quindi, a meno di rovesci peraltro sempre possibili, traslochiamo verso la prossima stagione. Questi, i nerazzurri, perdono i pezzi (fuori quasi tutto il centrocampo), ma non la sicurezza. Ieri la squadra di Mancini ha costruito un’altra impresa. Impresina, in realtà, perchè non è stato così arduo mettere in castigo la Lazio. Dopo mezzora la partita era già morta e sepolta. Prima un rigore sacrosanto per placcaggio di Stendardo su Burdisso (Damato non ha visto nulla, l’ha salvato l’assistente De Santis), poi scarpata volante di Maicon. Entrambe le azioni nate da corner millimetrici di Jimenez. In grande forma il cileno, Mancini l’ha piazzato dietro le punte e ha dato sostegno al solito Ibra e a Suazo. Ai manciniani di questi tempi basta poco e non è colpa loro se la concorrenza non è attrezzata per essere all’altezza. Ieri la Lazio non è riuscita a fare come la mangusta con il serpente. È stata stesa dai palleggiatori nerazzurri che danno sempre la sensazione di sicurezza al limite della spocchia. Domanda nerazzurra: perché sbattersi tanto quando prima o poi il gol arriva puntuale come l’influenza a novembre? Infatti dopo il diluvio del primo tempo, è piovuto anche nel secondo. Inter padrona, Lazio a prendere cazzotti nel suo angolo. Nessuna reazione della squadra di Rossi, davvero malconcia (a parte un mai rassegnato Rocchi) e non solo perché davanti aveva i giocolieri nerazzurri. Dopo dieci minuti Suazo ha portato a tre il conto dei gol su lancio perfetto di Cambiasso. Tutti a nanna. Campionato compreso.

Le bombe di Tuttosport

mercoledì 5 dicembre 2007

"Il doping è la miglior cura"


Eufemiano Fuentes non smette di stupire.

Il medico, uomo chiave della "Operacion Puerto", non perde l'occasione per le sue provocazioni in fatto di doping.

"In alcuni casi i prodotti considerati dopanti sono la miglior cura. Il ciclista è come un minatore, rischia e lo sa, il medico deve aiutarlo perchè non si può correre una gara come la Vuelta solamente mangiando pane e acqua. I grandi giri dovrebbero modificarsi".

Sul caso Puerta, il giocatore del Siviglia scomparso poco tempo fa, si è espresso invece così : "soffriva di una patologia cardiaca che non è stata diagnosticata se non con l'autopsia. Si investe poco nella prevenzione e c'è molta ipocrisia".

"Non è cambiato nulla. Anzi..."


«Dopo calciopoli non è cambiato nulla, anzi forse il calcio è addirittura peggiorato».

È il pensiero del procuratore Franco Zavaglia a Radio Incontro.
«Prima c’erano controlli, ora non più perchè si pensa che sia tutto risanato.
Il calcio è sempre stato così, siamo andati avanti allo stesso modo per anni e si continuerà sempre così. Di personaggi forti ce ne sono stati sempre nel passato, anche prima di Moggi. Adesso in molti vorrebbero imitare Moggi per prendere il suo posto, ma con le sue competenze e le sue amicizie nei meandri nel calcio ancora non c’è nessuno in giro.

È rimasto tutto uguale; solo quelli legati direttamente a Moggi e alla Juventus hanno pagato, mentre tutti gli altri sono ancora ai loro posti.
Questa storia finirà in una bolla di sapone».

Superpippo



L`assist di Cafu contro il Celtic ha regalato a SuperPippo il trono d`Europa.

Ennesimo sigillo in Champions League, e Inzaghi raggiunge quota 63 reti nelle competizioni UEFA, superando Gerd Müller al vertice della classifica dei cannonieri delle competizioni UEFA
(62 centri per il bomber tedesco).

Trentaquattro anni suonati, ma la voglia e` sempre quella di un ragazzino.

Doppietta nella rivincita di Atene contro il Liverpool, sigillo a San Siro con il Benfica nella prima uscita europea della stagione, doppietta a Donetsk, ora e` la volta del Celtic, e` la volta del record assoluto.

Sempre in rete, sempre decisivo.

Superpippo detiene da tempo anche il primato di miglior marcatore italiano nella graduatoria dei cannonieri di sempre in Champions League: 42 i suoi centri. Nel mirino Henry e Shevchenko, e se andra` avanti su questi ritmi, c`e` da scommetterci che li raggiungera` presto.

I numeri si commentano da soli.

Considero Filippo Inzaghi il più forte attaccante, "scarso tecnicamente", degli ultimi 30 anni.
Forse non è capace nemmeno di palleggiare, i suoi movimenti sono goffi, ma non ho mai visto un giocatore così poco tecnico esser decisivo in questo modo.

La sua fame di goal è unica.

Dovrebbe esser presa ad esempio da tutti.

martedì 4 dicembre 2007

"Han avuto la colpa di vincer"


Mazzini: "Non sono il mostro di Firenze"

Ecco il testo integrale dell'intervista rilasciata a Matteo Marani del Guerin Sportivo da Innocenzo Mazzini, ex vicepresidente federale invischiato in Calciopoli.

Partiamo dall'attualità. Il 15 dicembre c'è l'udienza preliminare a Napoli per Calciopoli. Cosa succederà?

E' la partita decisiva. Per molti è meglio che venga condannato, non so se tutti hanno la coscienza pulita sulla mia vicenda. Qui ha vinto il Gattopardo: hanno mandato via quattro persone per lasciare la baronia al suo posto.Ha deciso di parlare solo adesso alla vigilia del processo. Non si può credere a una coincidenza.

Molti dei suoi colleghi mi hanno chiesto interviste in questo anno e mezzo. Faccio prima a dire molte testate nazionali e tutte quelle di Firenze. Ma rischiavo di passare per patetico. "Porello, hai visto che fine ha fatto?". Ho preferito dedicarmi alla giallistica, ai romanzi storici. Ho spento la tv e non ho comprato quotidiani: tanto era sempre la stessa musica.

Non tirerà fuori la storia del complotto mediatico.

Invece sì. Sono stato condannato sui giornali prima che in tribunale. Ho persino rivalutato Marco Travaglio: certi attacchi lui li ha sempre fatti. I voltagabbana sono altri: vada a vedersi le collezioni del passato e capirà. Un'ipotesi di accusa è diventata condanna sulla stampa.

Ha querelato qualche giornalista?

Uno. Aveva parlato di me come dello stalliere di Moggi.

Lasciamo un attimo da parte le questioni legali. Mi dica chi le ha procurato la più grande delusione.

I big della Lega Dilettanti.

Sta parlando di Tavecchio?

Di tutti. Pensavo che quell'ambiente mi fosse vicino. Invece, a parte poche eccezioni, tra cui l'intero movimento toscano, nessuno si è fatto sentire. Nemmeno una telefonata. Ulivieri è stato l'unico ad avere il coraggio di esprimersi pubblicamente in mio favore.

Il telefono non suona più: già sentita.

Muto: avevano paura di essere intercettati.

Conferma di avere avuti problemi a girare per Firenze?

Gli amici veri mi hanno consigliato di andarmene in montagna. Firenze è la seconda ferita. Mi hanno fatto passare per l'affossatore della Fiorentina, quando fui io a salvarla dall'Eccellenza. Il fallimento di Cecchi Gori l'avrebbe costretta a ripartire da lì. E la salvai una seconda volta.

Quando, scusi?

In Consiglio federale i Dilettanti votarono a favore della promozione diretta dei Viola dalla C1 alla B. Si chieda perché.

Insomma, si considera un benefattore.

Sono uno che sta nel calcio da 25 anni. Non è un mondo facile, non si è mai abbastanza capaci. La mia esperienza ha permesso ai Della Valle di entrarvi senza buttare soldi. Vennero loro a incontrarmi a Coverciano per chiedermi consigli a tutto campo. Lo ricorderei al sindaco e a certi amiconi di allora che oggi fanno finta di non vedermi.

Non l'hanno però aiutata le intercettazioni: si riferiva ai fratelli Della Valle come "buco e buchino". Considera amichevole ironizzare sui gusti sessuali?

Addirittura affettuoso. A Firenze si dice: quello è un bu'one e non c'entrano le inclinazioni sessuali. Se non si è nati qui è difficile comprendere il linguaggio canzonatorio, di presa in giro, anche cruda. Me lo hanno rinfacciato, ma non sanno cosa sia il lecciso toscano.

Non esageriamo, Mazzini. Lei parlava con presidenti, in questo caso in un italiano inequivocabile, assicurando loro aggiustamenti. Ha presente i dialoghi con Lotito?

Ha fatto bene a tirarlo fuori. Lotito mi chiamava dall'alba a notte fonda. Era ossessionato dalla paura del complotto.

E tu che gli rispondevi per toglierlo dalle scatole?

"Tranquillo, ci penso io". Mai fatto, però. la differenza è se chiami l'arbitro e non c'è nemmeno un'intercettazione.

Ci sono però quelle di Bergamo.

Lasci perdere. Bergamo è stato uno dei più bravi dirigenti di calcio che ha avuto l'Italia negli ultimi vent'anni. Se in Germania non ci hanno mandato un Moreno, è anche merito del suo lavoro alla Fifa. Per sei anni, come designatore, è stato sulla poltrona più calda d'Italia. Collina ci sta da quattro mesi e già gli brucia, nonostante l'appoggio di tutti i giornali.

A questo punto rivaluterà anche Moggi.

Moggi ha avuto una colpa: vincere senza fare debiti. Non lo sopportavano più. Sono amico di Luciano da trent'anni, abbiamo però storie diverse. Quello che ci unisce è la passione per il calcio, che non vuol dire sedersi in tribuna la domenica. Il calcio si fa in sede, nello spogliatoio, lungo il tunnel d'ingresso. Il campo è una parte, l'ultima. Non potevamo piacere a quelli delle tribune vip.

Perché no?

Perché ci interessiamo al calcio vero. Non siamo intenditori d'arte, non ascoltiamo la lirica, abbiamo un italiano "vulgare" e siamo pure brutti.

Alé.

Guardi che l'immagine ci ha danneggiati sul serio. Per certe anime candide eravamo brutti, impresentabili. Moggi il boss, io il mostro di Firenze. Gente del popolo, ma le assicuro che qualche buona lettura alle spalle la possiedo.

Purtroppo la sua teoria non si applica a Giraudo, esponente della borghesia torinese.

A Moggi e Giraudo non hanno perdonato di continuare a vincere senza indebitarsi. Il castello è crollato quando hanno rifiutato di passare al Milan. Con Berlusconi alle spalle, sarebbe stato diverso. Anche in Via Turati, io credo, c'è chi ha guardato con sollievo allo scandalo scoppiato.

La prego solamente di non tirare fuori la storia di Telecom, altrimenti esauriamo il repertorio del "complottismo"?

Lei Dice? Scusi, ma chi faceva le intercettazioni? Le pare logico che nemmeno un dirigente dell'Inter abbia mai chiamato il designatore? Suvvia. Peraltro era lecito, allora. Il sistema, se sistema c'è stato, si basava su tre forza: Juve, Milan e Inter. Lo sapevano tutti, ma proprio tutti.

Dal suo punto di vista, cos'è stata Calciopoli?

E' scoppiata con una valanga di illeciti presunti. Alla fine si è limitato a uno asserito e inutile: Lecce-Parma. Anzi, mezzo illecito, visto che in Camera di Conciliazione i dirigenti viola sono stati assolti e io condannato, come se il beneficiario unico fosse Mazzini. Le ripeto quanto detto al sottosegretario Lolli.

Prego?

Gli ho detto: "Ora avete la possibilità di voltare pagina,di ripulire il calcio italiano". Non lo si è fatto. Si è cambiato posto alle pedine e basta. Si sarebbe dovuto intervenire sull'autonomia arbitrale e della Giustizia Sportiva. Restano poi irrisolti il problema dei procuratori, taluni veri signori del pallone, e delle risorse destinate all'impiantistica e alla valorizzazione dei settori giovanili.

In questo strano puzzle Italia, che tessera occuperà Mazzini se assolto a Napoli?

Aspettiamo. A 62 anni sto lottando per rialzare la testa, senza la compassione della gente. Preferisco ricordare ciò che ho fatto nella lunga carriera di dirigente. L'introduzione dei test di sangue e urine per una lotta incisiva al doping. E la gestione del Club Italia fino a poche settimane prima di Berlino 2006. Ma anche il fatto di essere stato il vicepresidente indicato dalla Lega professionisti:evidentemente non ero così malvisto.