venerdì 11 maggio 2012

PIRLO: "Grazie ALLEGRI" E i tifosi della JUVE ringraziano il MILAN

Poco da aggiungere. Il 60% (forse anche più) dello scudetto della JUVENTUS porta la firma di ANDREA PIRLO, assoluto fenomeno.
Solo grazie a lui la squadra bianconera ha potuto metter in atto sul campo tutte le brillanti idee di CONTE.
Nella sua lunga intervista concessa oggi alla PRAVDA ROSA veramente tanti spunti per riflettere.
Eccone i passaggi più interessanti.
Pirlo, si è sentito sottovalutato e scaricato dal Milan?
«Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto "no, grazie" e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica».
Quindi è stata una scelta tecnica.
«Il Milan ha deciso che non servivo più. L'ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori».
Le diede fastidio la richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una sua presunta gomitata a Van Bommel nello scontro diretto?
«Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose».
Adesso qualcuno si sarà pentito di averla lasciata andare?
«Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto».
Quando ha capito che sarebbe stato possibile?
«Da subito: ho avvertito un'aria particolare. A giugno al matrimonio di Buffon alcuni suoi amici mi chiedevano se fossi pazzo per aver lasciato il Milan, risposi che quando mi sposto lo faccio per vincere. E dissi che avremmo conquistato lo scudetto. Adesso mi ringraziano perché andarono a scommettere sul nostro trionfo...».
Ricorda le prime parole con Conte?
«Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata».
Conte è stata una piacevole sorpresa?
«È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina».
Ha un chiodo fisso?
«Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee».
Il 4-2-4 iniziale le sembrava un azzardo?
«Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta».
Qual è stato il segreto?
«Il lavoro e la voglia di raggiungere quest'obiettivo in silenzio».
Il lavoro conta più del talento?
«No, il talento viene prima e va coltivato con il lavoro. Se non ce l'hai puoi lavorare tutto il giorno ma non verrà fuori».
Tra le squadre vincenti in cui lei ha giocato, dove colloca questa Juve?
«Tra le più forti per mentalità, orgoglio e voglia di imporre il proprio gioco».
Come se la sarebbe cavata questa Juve in Champions?
«Ce la saremmo giocata, proprio per il tipo di calcio che facciamo. Servirà qualche innesto, ma siamo pronti. Il martedì e il mercoledì ci restava l'amaro in bocca perché avremmo voluto confrontarci con le grandi d'Europa. Ormai ci siamo».
I numeri dicono che lei non aveva mai giocato così tanto e bene. È la migliore stagione della sua carriera?
«Non lo so. Magari restando per anni nella stessa squadra è stato sempre dato tutto per scontato, mentre in questa stagione l'effetto novità mi ha fatto apprezzare di più».
È arrivato qualche sms di complimenti dal Milan?
«Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto».
Berlusconi e Galliani?
«No».
Cosa pensa della terza stella della Juve?
«Non entro nel merito. Da avversario ho sempre pensato che la Juve avesse vinto quegli scudetti perché era molto forte. Furono campionati vinti sul campo».
A Trieste ha pianto.
«Lacrime di gioia: la vittoria è stata bella e intensamente voluta. Ci tenevo molto. Mentre piangevo ho abbracciato Buffon: dall'estate scorsa parlavamo di questo scudetto».
Lei non esce dal campo sconfitto in campionato dal 18 dicembre del 2010.
«Una sensazione bellissima, teniamo molto a chiudere la stagione imbattuti e a proseguire l'anno prossimo. E vogliamo anche la Coppa Italia: il giorno prima è il mio compleanno, sarebbe il regalo più bello».
Quando il Milan era volato a +4 a causa di tutti quei vostri pareggi, non ha temuto di non farcela?
«No, ero dispiaciuto perché pensavo di stravincere e invece ci saremmo dovuti accontentare di vincere».
Lei conosce bene l'ambiente Milan: quali sensazioni aveva quando i dirigenti e Allegri continuavano a parlare del gol di Muntari?
«Era il segnale che ci temevano, avevano compreso la nostra forza. Non erano più convinti di vincere».
Ha giocato per anni a San Siro: lo Juventus Stadium regge il confronto?
«Nelle notti di Champions con 80.000 spettatori San Siro è uno spettacolo. Ma per tifo, rimbombo ed effetto sonoro la nostra casa è molto simile: sono in 40.000 ma sembrano di più».

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