mercoledì 7 maggio 2008

"Terzi così, pensi con noi....."


Intervista di Roberto Beccantini

Fabio Cannavaro, quanti sono?
«Quattro, modestamente. Quattro scudetti consecutivi. Due a Torino, il ventottesimo e il ventinovesimo della Juventus. Due a Madrid, il trentesimo e il trentunesimo del Real».

Quelli della Juve, in verità...
«Sempre in testa, per due stagioni, dalla prima all’ultima giornata. Faccia lei».

Scusi, ma le sentenze di Calciopoli?
«Ancora con ’sta storia... Io rispetto i giudici, i giudici rispettino i miei sentimenti».

Da Capello a Schuster: differenze?
«Con Capello fu un miracolo. Sembrava irresistibile, quel Barcellona. Sembrava, appunto. Col tedesco è stata una prova di forza: sempre al comando, dall’inizio alla fine».

Tutto qui?
«Diciamo che Capello ereditò una realtà molto complessa e uno spogliatoio tendenzialmente indocile. Strada facendo, per giunta, si ruppe il feeling tra lui e il presidente Calderon. Eppure rimontò comunque il Barcellona, a conferma del suo mestiere e della sua bravura».

Schuster?
«Diverso. Non che Capello fosse un mostro di loquacità, ma Schuster parla il minimo indispensabile, forse perché è molto timido, molto chiuso. Sono sincero: mi ha sorpreso».

Sul piano tattico?
«Ha continuato sulla linea di don Fabio. Piccoli accorgimenti in corso d’opera, ma nulla di clamorosamente “sovversivo”. Le basi c’erano, ha dato una mano di vernice ai muri. Una discriminante? A Capello piaceva il doppio centrale, Emerson-Diarra, a Schuster no: via Emerson e avanti con Diarra».

Un sola espulsione: e proprio a Pamplona, domenica.
«Ci ho messo un po’, per adeguarmi al metro spagnolo, ma ci sono riuscito. La scorsa stagione, fui ammonito diciassette volte ed espulso due. Nell’attuale, non più di sette gialli e il rosso di ieri l’altro, per cumulo: gli arbitri cominciano a capirmi».

Con l’Osasuna, dirigeva Medina Cantalejo.
«Sarà stato anche fiscale, con il sottoscritto, ma come posso dimenticare che ai Mondiali fischiò il rigore su Grosso, in Italia-Australia, e nella finalissima, da quarto uomo, smascherò la testata di Zidane a Materazzi e la segnalò a Elizondo? Non posso proprio, e lo perdono».

Berlusconi ha frenato su Ronaldinho.
«Non mi meraviglio».

Dubbioso o malizioso?
«Costa una barca di soldi e l’ultimo Ronaldinho non è che abbia fatto sfracelli.».

Cannavaro in Spagna, Toni in Germania. Evviva il made in Italy.
«Sono strafelice per Luca. Il primo titolo non si scorda mai. Nel Bayern, ha segnato un sacco di gol. Gli Europei capitano a fagiolo. Mi auguro solo che l’incantesimo non si spezzi».

A proposito di Europei: come la mettiamo con un ct a termine, o quasi?
«Se ci siamo qualificati, lo dobbiamo anche a Donadoni. Dicevano che fosse un raccomandato. Sono il capitano di una Nazionale che farà bene pure in Austria e Svizzera, ci metto la mia faccia».

Gattuso medita di lasciare il Milan.
«Conosco Ringhio: evidentemente sarà a corto di stimoli. Ha vinto un Mondiale e due Champions, serve altro?».

La Champions, già. Fuori negli ottavi. Per il Real, che in bacheca ne ha nove, un’onta.
«All’Olimpico dominammo noi. Al Bernabeu, dominarono loro. Non dico che la Roma abbia rubato, certo che no, ma il calcio, a volte, segue sentieri tutti suoi. L’eliminazione mi brucia ancora».

Finale di Mosca: Manchester United o Chelsea, pronostico secco.
«Chelsea. È la squadra più italiana della Premier. Tutto arrosto e niente fumo».

Stasera, Real-Barcellona.
«Loro si giocano il secondo posto, che significa Champions diretta, noi festeggeremo con i nostri tifosi. La storia insegna che il modo migliore per farlo è sculacciare proprio il Barça».

Domenica tocca all’Inter.
«Riceve il Siena, già sazio. Niente da dire: è stata la squadra magari non più bella, ma di sicuro più continua. Non merita il titolo: lo stramerita».

Rimpianti, rimorsi?
«Da Madrid, mi sento di dire solo una cosa: la Juve è arrivata terza senza Ibra, Mutu, Zambrotta, Thuram, Emerson, Vieira e il sottoscritto. Con tutta quella gente, normale che arrivasse prima, perché gridare allo scandalo?».

Del Piero?
«Ammesso che ce ne fosse bisogno, ha dimostrato di essere un autentico campione e un capitano vero. Gli auguro ogni bene, convocazione per gli Europei inclusa».

Cassano?
«In dubbio, non sono mai state le doti, di valore assoluto. Se mai, il carattere. Mi risulta che, alla Sampdoria, abbia disputato un fior di campionato. Contentissimo per lui. In qualità di capitano, e suo profondo ammiratore, non posso che augurargli una gestione dei nervi, come dire?, più razionale. Il talento, ripeto, non si discute».

Obiettivi?
«Gli Europei. E poi ’sta benedetta Champions. Con la Juve mi sono fermato due volte nei quarti, con il Real due volte negli ottavi. La prossima finale si svolge a Roma: un motivo in più. Nel 2009 avrò 36 anni. Ultima chiamata, il tempo stringe».
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