venerdì 25 aprile 2008

La terza stella.....





Scuote la testa, Giovanni Cobolli Gigli, e apre il palmo delle mani, come dire «andiamoci piano», quando presentando le medaglie della Juve si fermano a ventisette scudetti: «Non ne ha ventisette - precisa qualche minuto dopo il presidente bianconero dal palco - perché nel suo cuore e nei piedi dei suoi campioni ce ne sono ventinove. E quei due sono stati tolti per colpe che qualcuno ha deciso di attribuirci».
Basta, per innescare l’applauso più rumoroso dentro al piccolo teatro sociale di Alba, nel cuore delle Langhe, sessanta chilometri da Torino, dove Cobolli Gigli e Claudio Ranieri sono ospiti di Vinum. Dentro la Juve e fra la sua gente, non c’è il presentimento di catastrofe imminente che s’aggirava nel 2006, ma fastidio sì. Mica è un caso se il presidente, fra battute sulla passione per il vino («capita ne beva più un bicchiere di troppo che un bicchiere di meno»), ricordi il deferimento che ha colpito la Juve mercoledì, «per responsabilità diretta» nelle attività di Luciano Moggi. Senza una domanda, un’imbeccata, il messaggio decolla in automatico:
«Qualcuno - dice - sta pensando nuovamente di portare la Juve in ambienti non di calcio: la vostra preoccupazione, è la mia. Però, abbiamo già espiato: e non è più il momento di pagare, ma sarebbe ora di concentrarci sullo sport. Siamo convinti di aver già pagato un prezzo molto salato. Così come i nostri campioni e quelli costretti a lasciarci, sono convinti di aver vinto quegli scudetti sul campo, con onestà e gloria sportiva». Applausi.
Non ci sono più di cento persone, dentro al teatro, ma paiono un buon campione dei tifosi bianconeri che, da due giorni, affidano la loro rabbia ai blog su internet o alle discussioni per la strada. Impregnate di cattivissimi pensieri, illazioni e indimostrabili sospetti: proprio ora sparano sulla Juve - è la tesi - con la Champions in mano e il Milan lontano.
Calciopoli non è mai stata digerita, se mai ci fosse qualche dubbio.
«Queste sono cose che ho sentito in giro, ma alle quali ovviamente non posso assolutamente credere. Altrimenti non sarei qui a fare il presidente», taglia via tutto Cobolli Gigli. Il fastidio per un nuovo processo, pur con rischi assai minori, resta, ancor più con l’annuncio arrivato sullo sprint della stagione: «Sono cose che non si augurerebbe di ripetere. Ma la risposta della squadra e del tecnico sarà una determinazione ancora maggiore». Questa volta, c’è però la convinzione di uscire senza danni: «Noi rispettiamo l’ufficio indagini, ma siamo convinti di aver pagato un prezzo molto alto per le eventuali vicende create da una precedente gestione, fatti che io non ho ancora capito cosa siano stati, ma che ci sono stati. Ma, ripeto, abbiamo pagato, con la retrocessione in serie B, la penalizzazione, due scudetti: ripercussioni sportive drammatiche». Insomma, per quel campionato 2004-05 colpito prima dalle sentenze, poi cementato dall’arbitrato, nulla può più essere sanzionato: «A noi sembra un conto che abbiamo ampiamente forfetizzato». Intanto, si prepara comunque la linea difensiva: «Quando gli avvocati avranno letto tutta la documentazione, armeremo le forze per far valere le nostre ragioni». S’è armata, la Juve, anche per il duello di mercato con il Milan, gonfiato dalla parole dell’ad bianconero Jean Claude Blanc sul possibile acquisto del centrocampista francese dell’Arsenal, Mathieu Flamini: «Noi faremo la Champions, il Milan non lo so», aveva detto. «Ma noi abbiamo il massimo rispetto del Milan, e la battuta di Blanc penso sia stata mal interpretata», spiega Cobolli Gigli che ha telefonato a Galliani, riannodando i rapporti diplomatici. E se per Amauri l’affare è ben avviato («stiamo trattando»), l’impressione è che per Flamini si sia fatta difficile. Anche se le parole del presidente che paiono calzare per la situazione del francese, erano dedicate a un’analisi generale: «Non facciamo aste, non ci piace gettare via i soldi dalla finestra». Quindi, nessuna follia: «Non c’è un tetto salariale, però siamo una società quotata che si autofinanzia. Allora, sappiamo quanto possiamo spendere». Per uno come Flamini, forse meno, di quel che chiede.Una telefonata di Moggi, per capire cosa è successo con Calciopoli: è il desiderio espresso da Marcello Lippi, ct dell’Italia campione del mondo nel 2006. «Mi farebbe piacere se Moggi mi telefonasse - ha detto Lippi, a Sky - e mi spiegasse cosa è veramente successo in questi ultimi due anni, perchè io non lo so». Lippi ha lavorato con Moggi nella Juventus dal 1994, primo anno per entrambi, al ‘99 vincendo tre Scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppa italiana, una Coppa dei Campioni, una Supercoppa europea, una Coppa Intercontinentale. Lippi tornò poi alla Juve (sempre com Moggi) nel 2001 per vincere in tre stagioni altri 2 scudetti e 2 Supercoppe Italiane. Lasciò per la panchina azzurra, gli subentrò Fabio Capello. Che vinse due titoli, cancellati da Calciopoli, in due anni. A Lippi non resta che lasciare libero il telefono.
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