lunedì 31 marzo 2008

Fermate la strage vol.1


Valentino aveva la stessa età di Marco. Aveva corso con Mar­co. Se n’è andato come Marco, non ce l’ha fatta a restare aggrap­pato alla vita.
La fabbrica di ma­lati e morti, depressi e aspiranti suicidi che sta diventando il mon­do dello sport, continua nella sua opera di distruzione.
Il ciclismo è il più colpito perchè è quello che più degli altri è andato oltre. Ma gli altri non stanno meglio, anzi riper­corrono la stessa strada.
Se la disperazione per la fine di Valentino Fois è il primo sentimen­to, rischia di essere alla pari lo sde­gno per il mondo dello sport che causa vittime e poi ne nega l’esi­stenza.
Uno dietro l’altro - per i mo­tivi più disparati - negli ultimi anni sono morti giovani Pantani e Jime­nez, Zanette e Galletti, Vanden­broucke ha tentato il suicidio. Non c’è uno studio epidemiologico, non c’è una ricerca scientifica che met­ta in correlazione lo sport, il doping, la tossicodipendenza e la depressio­ne. Si banalizza sui casi individuali, ci si nasconde dietro la solita frase ipocrita ( «lo sport non c’entra» ) e ci si mette il cuore in pace.
L’istituzione sportiva ha l’obbligo di indagare sulla sorte dei suoi gio­vani, per salvaguardarne la salute, e deve lavorare sulle generazioni future. Non ha più alibi, questa fac­cia oscura dello sport va messa in primo piano. Nei paesi democratici è giunta l’ora che a muoversi siano i parlamenti: l’istituzione sportiva deve essere costretta a fare il suo dovere. Altrimenti ci pensino i mi­nisteri della sanità e la magistratu­ra a fermare questa strage.
Esistono studi scientifici seri ­condotti all’esterno del mondo del­lo sport - che parlano apertamente di legame tra doping e tossicodipen­denza, depressione e droga. E’ di­mostrato che gli sportivi entrano più frequentemente in depressione degli altri esseri umani. Così come è drammaticamente certo che tra i tossicodipendenti maggiore è la percentuale di chi ha praticato atti­vità sportiva. Una volta si invitava a fare sport per evitare il tunnel del­la droga, oggi la situazione è capo­volta.
Il problema vero è che lo sport sa entusiasmarsi per le grandi impre­se, sa magnificare le sue virtù, ma è incapace di segnalare i suoi perico­li. Autentici fenomeni da baracco­ne, ragazzi con fisici da caricatura umana diventano i nuovi eroi. Ba­sterebbe aver guardato gli Europei di nuoto, aver visto quante presta­zioni inumane si sono registrate. Qualcuno s’è posto il problema? Ognuno ha celebrato il suo campio­ne, al massimo s’è stizzito per qual­che battutaccia degli avversari: perché tutti sono bravi a sospettare degli altri. Mai come in situazioni come queste lo sport riesce ad esse­re bieco nazionalismo. Ma almeno ci si potrebbe chiedere: se lo sport ai massimi livelli esalta fisici così mostruosi, è il caso di continuare su questa strada? Quei fisici possono essere il frutto di qualsiasi diavole­ria - persino lecita per le leggi del­lo sport - ma è giusto arrivare a cer­ti livelli? Ed è giusto additare que­sti personaggi ad esempi?Finché penserà esclusivamente alle certezze giuridiche e non si por­rà dubbi morali, questo sport conti­nuerà a generare mostri e vittime. Finché si occuperà più dei diritti ci­vili (certe modalità dei controlli an­tidoping violano la privacy), che dei diritti umani ( la sperimentazione selvaggia su persone sane), non avrà speranze.
Addio Valentino. Te ne sei andato tragicamente, neanche l’aiuto pa­terno di Ivano Fanini t’è servito. Era terribilmente vero quello che avevi confessato in tante interviste: il ciclismo è stato la tua vita e la tua disperazione. Come per tanti prima di te. E per quanti in futuro?

di Sergio Rizzo
Vice direttore Corriere dello Sport
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