lunedì 31 marzo 2008

Fermate la strage vol.2


La rabbia cieca dopo la paura "Se l'è cercata"
fonte : La Stampa

«E vai! Uno di menooooo....Bastardo, se lo merita!». Così suona la maledizione di Andrea G., tifoso juventino del club di Crema contro l’ennesima vittima della violenza da stadio, Matteo Bagnaresi, 28 anni, ultras del Parma, travolto e ucciso dal bus dei bianconeri, in fuga dopo l’assalto dei rivali. Andrea G. aveva appena mostrato ai reporter le ferite provocate dall’aggressione a colpi di cinghia degli ultras del Parma e qualcuno gli dice che il morto era stato diffidato per tre anni, dopo gli incidenti del 2005, proprio con la Juve, e questa era la sua prima trasferta. E’ un urlo di rabbia, non si sa se definirlo - per pietà - anche o solo liberatorio, ma è l’ultima terribile follia di questa giornata di lutto. Alle 19, tutto è finito. La strada davanti alla questura di Asti. I tifosi cremaschi sono stati appena sentiti dalla Digos e hanno un’aria provata. Seduti su un muretto, con le bottiglie di acqua minerale. In coda davanti ai distributori automatici di bibite, nell’ingresso della questura. «In cinquanta contro dieci di noi...bel coraggio». E’ un ragazzo robusto, il primo a rompere il silenzio. I capelli affogati nel gel. «Sono arrivati in cinquanta, all’improvviso. Con i cappucci delle felpe sulla faccia. Ci hanno cinghiato, lanciato di tutto». Vi siete difesi? «Non ne abbiamo avuto il tempo, eravamo venuti a Torino per vedere la partita, non per fare a botte...Noi eravamo fuori, per fumare una sigaretta. Ci sono arrivati addosso. Siamo saliti sul bus, poi sono arrivati gli altri che erano ancora nell’autogrill. Minuti, secondi, l’autista schivava quelli che erano di fronte al muso, uno, due, tre volte. Stava sorvegliando la chiusura delle portiere, ci siamo mossi. Ho sentito come se fossimo saliti su un dosso...». Il «dosso» era il corpo di Matteo Bagnaresi, morto immediatamente. Stritolato. Scusa, ma vi eravate scambiati degli insulti, succede no? «Non ci crederà nessuno - dice Fabio, il capo del gruppo - ma, in quei minuti avevamo incrociato altri tifosi del Parma, e non era accaduto nulla. Qualche battuta amichevole. E stop». Invece? «Quelli ci sono piombati addosso. Avevamo i loro bus fermi davanti. Io non mi sono accorto che, allontanandoci, c’era stato l’investimento». Fabio conta i soldi per pagare un altro bus che li riporti a casa: 350 euro, raccolti banconota per banconota. Se ne vanno rapidi, qualcuno si copre il viso con la maglietta, per non farsi riprendere dalle tv. Dopo il confronto con i poliziotti della Digos di Asti, sono molto meno loquaci.
La gente del Parma si stringe attorno ai genitori di Matteo. Giorgio Iotti e Angelo Manfredini, sono i responsabili del coordinamento: «Noi stavamo pranzando lontani dalla stazione di rifornimento e non abbiamo visto niente. Siamo arrivati alle 11, secondo tradizione. Menù: pasta, costine al forno e torta. La stavamo tagliando quando è entrato un tizio, trafelato. Un urlo: hanno ammazzato uno! Siamo corsi fuori, non avevamo sentito niente, neanche un coro. Uno spettacolo orribile, il ragazzo era come stritolato. La prima cosa che ho fatto è stato di telefonare a mio figlio, che ha 30 anni. Volevo rassicurarmi che stesse bene. Morire così. Assurdo. I “Boys” mi erano sembrati calmi, gli avevamo incrociati prima. Cosa provo per gli juventini? Non so, mi sembra più un incidente, non posso pensare che qualcuno possa fare volontariamente un gesto del genere...L’odio non serve a nulla».Ma i Boys sono un mondo a parte. Nel loro sito, ci sono tutte le info necessarie per partecipare alla trasferta di Torino. Per andare a morire, Matteo ha pagato 40 euro, tanto costava il biglietto. Lui, che era un «diffidato» ma sempre iscritto, ha avuto uno sconto di 10 euro. Gli altri ultras, di euro, ne hanno spesi 50. Hanno una specie di culto per i diffidati. Letterale, dal loro sito. Testi quasi poetici: «...Un piccolo striscione giallo, con i caratteri blu bordati di bianco. Rappresenta i Boys a cui è vietato l’accesso allo stadio...Talvolta in spirito, quando non possono partecipare materialmente a cagione della diffida, altre volte ne evidenzia la reale presenza, specie nelle attività extra-stadio del Gruppo. Un piccolo striscione per chi ha dato grande prova di Fede, prima e dopo, tenendo saldamente la posizione, nonostante le mille problematiche che accompagnano la diffida...». Matteo era uno di loro. Una ragazzo generoso, da sempre impegnato in attività sociali. Lo conoscevano tutti, i tifosi del Parma. Non solo i più fanatici.
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